Turisti allo sbando tra gli scavi di Pompei. Dal mese di luglio, infatti, non vi sono più mappe a disposizione dei circa 10mila visitatori che ogni giorno varcano i cancelli del sito archeologico dopo aver pagato un biglietto di ben 11 euro. «No more maps» è scritto all'ingresso e i turisti si arrangiano come possono: i più previdenti ne hanno una scaricata da internet, chi può noleggia un'audioguida o paga la visita guidata. Particolarmente «sfortunati» gli inglesi: per loro anche le miniguide gratuite distribuite ai cancelli, ancora disponibili in italiano, francese, spagnolo e tedesco, sono esaurite. E anche agli Scavi di Ercolano le guide mancano, ma suppliscono i volontari della Pro loco. Chissà chi è il fortunato visitatore che, entrando a Pompei, ha potuto visitare il sito archeologico con il conforto dell'ultima mappa. Dal mese di luglio, infatti, non ne è più toccata una a nessuno dei diecimila turisti che pure ogni giorno visitano gli Scavi dopo aver pagato un biglietto di ben 11 euro. «No more maps» c'è scritto all'ingresso della biglietteria, le cartine sono esaurite da mesi e i turisti si arrangiano come possono: i più previdenti ne hanno una scaricata da internet, chi può noleggia un'audioguida o paga la visita guidata. Particolarmente «sfigati» gli inglesi: per loro anche le miniguide gratuite distribuite all'ingresso, ancora disponibili in italiano, francese, spagnolo e tedesco, sono esaurite. E anche agli Scavi di Ercolano, fiore all'occhiello di una gestione pubblico-privato ormai portata ad esempio nel mondo, le guide mancano da circa un mese, ma lì i volontari della Pro loco hanno provveduto a fotocopiare l'ultimo esemplare e lo distribuiscono ai turisti. Non bastassero crolli e transenne, il sito archeologico più grande del mondo, dunque, da mesi non ha più nemmeno una cartina da offrire ai turisti, nonostante la richiesta di provvedere alla ristampa fosse stata inoltrata alla Soprintendenza molto prima dell'esaurimento delle scorte. «La prima lettera di segnalazione - racconta Antonio Pepe, responsabile della distribuzione ai punti informativi - è partita a gennaio. Il contratto con la tipografia era scaduto il 31 dicembre 2010 e così, appena ci siamo resi conto che le copie in magazzino stavano finendo abbiamo allertato la Soprintendenza. E almeno altre due lettere, ad aprile e maggio sono state inviate per sollecitare l'avvio di un nuovo contratto con la tipografia, soprattutto in vista della stagione estiva, quando gli Scavi fanno il pieno di visitatori. Nelle lettere si segnalava anche la necessità di aggiornare le mappe includendo tra i siti visitabili le ultime domus restaurate e non segnalate, come quella del cantiere-evento dei Casti Amanti. La gara - dice Pepe - è terminata ad agosto e pare che la nuova tipografia riesca a consegnare il materiale per dicembre. Ormai l'estate - sono stati complessivamente poco più dl 612mila i visitatori nei due mesi di luglio e agosto di quest'anno - è passata. Ma nei mesi e mesi trascorsi per espletare l'intero iter burocratico necessario per far stampare e poter poi distribuire una mappa, i turisti, racconta Pepe, hanno lasciato più di una protesta nel registro delle contestazioni custodito all'ingresso degli Scavi. «Ma com'è possibile che nel sito archeologico più grande del mondo da mesi manchino le mappe per i diecimila turisti che la visitano ogni giorno? lo trovo che sia inaccettabile tanto più che gli stessi turisti vengono poi coinvolti in quella bagarre per accaparrarsi clienti che si scatena tra le guide davanti all'ingresso degli Scavi. La verità - accusa la senatrice del Pdl Diana De Feo - è che questa Soprintendenza è molto carente: la Cinquantaquattro pretende che ogni contratto che deve firmare venga visto dagli uffici legali e questo non fa che allungare i tempi per tutto. Non dico che si debba tornare a commissariare gli Scavi ma certo l'arrivo di qualcuno che si assuma delle responsabilità è auspicabile». Dalla parlamentare, giovedì scorso, è partita su Pompei una interrogazione al ministro dei beni Culturali per conoscere quali opere e secondo quali progetti saranno spesi i fondi presenti nelle casse della Soprintendenza, a che punto è lo studio commissionato alle università di Milano e Genova e per quale motivo le due università di Napoli siano state escluse «con atto discriminatorio» dallo studio.