La Reggia scelta dallUnesco come sede del centro mondiale sui beni culturali. Diventano quattro i centri delle Nazioni Unite Fassino: e ora vogliamo anche lAgenzia internazionale per lacqua LUnesco ha scelto la Reggia di Venaria come sede del centro mondiale per i beni culturali. E' la quarta struttura delle Nazioni Unite a Torino dopo quelli in riva al Po. E il sindaco Fassino già pensa alla quinta: lAgenzia per lAcqua, per coordinare da sotto la Mole i progetti sulla risorsa idrica per lintero pianeta. Unaltra bandierina dellOnu svetterà su Torino. LUnesco ha dato il via libera al suo settimo centro al mondo di formazione e ricerca. Un altro fiore allocchiello per la città. Un polo che non nasce dal nulla: fin dal 2001 sotto la Mole si sono tenuti master internazionali sugli aspetti economici e produttivi dei beni culturali. Corsi già realizzati in partnership con lorganizzazione che fa capo alle Nazioni Unite. Ora il salto di qualità, con il riconoscimento a tutti gli effetti del centro che avrà una doppia sede: nella Reggia di Venaria, dove si trovano già gli uffici e dove potrebbe essere allestito un polo per la ricerca, e al Bit di corso Unità dItalia per le lezioni. Con il via libera dellUnesco Torino avrà un ruolo importante a livello mondiale. Esistono già sei strutture simili a Oslo, Bahrein, Pechino, Rio de Janeiro, Johannesburg e in Messico a Zacatecas, ma tutte hanno un raggio di azione locale, diretto in maniera stretta al patrimonio protetto dallorganizzazione dellOnu nellambito locale. «Torino avrà invece un ruolo trasversale - spiega il professor Walter Santagata, docente di Economia della cultura allUniversità di Torino e tra i padri del progetto - si occuperà della formazione e della ricerca in campo economico legato a tutto il patrimonio dellumanità dichiarato dallUnesco». Nel Centro si formeranno organizzatori di mostre e gestori di musei, direttori di siti archeologici e promotori di eventi. Arriveranno a Torino e Venaria esperti internazionali, quadri e funzionari dellUnesco, studenti dai cinque continenti per imparare a valorizzare i loro patrimoni territoriali. «Lo scopo del settimo centro - spiega Dario Arrigotti, direttore aggiunto di Cif-Oil - è quello di promuovere la ricerca e la formazione in contatto con i 1.000 siti Unesco, di cui più di 700 sono beni culturali». Il via libera al "Centro internazionale di ricerca sulleconomia della cultura e sugli studi sul patrimonio culturale" è arrivato dellAssemblea generale dellUnesco, che si è tenuta a Parigi. E a gennaio, per linaugurazione del nuovo polo, potrebbe arrivare a Torino Pierfrancesco Bandarin, direttore del centro del patrimonio mondiale Unesco. Nel consiglio di amministrazione del polo di Torino ci saranno rappresentanti dellUniversità, dellUnesco, dellIlo, della Reggia di Venaria, del ministero dei Beni Culturali. Tra gli osservatori senza diritto di voto, compaiono due istituti di ricerca: Siti, ovvero Sistemi territoriali integrati, gestito dal Politecnico, e il centro studi Silvia Santagata. Le ricadute per la città e per il Paese non mancheranno. Oltre allaspetto formativo, con un aumento dei corsi e lo studio di pacchetti che verranno venduti per gli altri centri e per le organizzazioni che ne faranno richiesta, si lavorerà molto sul fronte ricerca: «Questo vuol dire che dagli studi commissionati - spiega il professor Santagata - nasceranno molti progetti ad hoc sui siti Unesco. Unattività che rappresenta un volano per il sistema universitario e in prospettiva anche per quello produttivo».