Scena prima. Il 31 ottobre il consiglio comunale di Forio d'Ischia boccia, con un voto a scrutinio segreto, una variazione di bilancio che avrebbe permesso di finanziare con 500.000 euro una demolizione di edifici abusivi disposta dalla Procura di Napoli in esecuzione di sentenze passate in giudicato. Scena seconda. 5 giorni più tardi, l'esondazione di alcuni torrenti 'tombati' sotto tonnellate di cemento sconvolge interi quartieri di Genova, uccidendo quattro donne e due bambine. Come si fa a non vedere i profondi nessi tra queste due scene tipicamente italiani? Ogni giorno, nella cronaca nazionale, notizie identiche alla prima e analoghe alla seconda (anche se non sempre di quella gravità, per fortuna) si inseguono senza che l'opinione pubblica riesca davvero a collegarle in un quadro coerente. E lo stesso cittadino che guarda in televisione, attonito e sinceramente solidale, le scene apocalittiche di Genova trasformata in una fiumara, è prontissimo a giustificare (o addirittura a praticare) l'illegalità edilizia. E non perché vi sia costretto dalla necessità: l'Italia è il paese europeo con il più basso tasso di crescita demografica, ma con il più alto tasso di consumo di territorio un territorio, per di più, tra i più fragili e friabili. La sfida più grande dei comitati, gruppi e movimenti di cittadini consapevoli che ogni giorno nascono in Italia non è quella di rinnovare la politica, inventare nuovi strumenti giuridici di azione popolare, o contrastare i comitati d'affari: la sfida veramente decisiva è l'educazione alla responsabilità di tutti gli altri cittadini di questo povero Paese.