Il Cristino e la Cristina è una storia fiorentina! È degno di uno stornello l'incredibile sequel strapaesano della già incredibile vicenda del piccolo Cristo ligneo comprato, esattamente tre anni fa, come Michelangelo dall'indimenticabile ministro Sandro Bondi. Nel giro di dieci giorni, il povero Cristo fu esibito al papa, al presidente della Repubblica, a quello della Camera e a tutto il Paese attraverso gli studi del Tg1, e per oltre un anno viaggiò come una reliquia, da Trapani a Milano, galleggiando sul fiume di retorica autocelebrativa versato dal Governo e dalla stampa tutta. Ma direbbe l'Alberto Sordi di Tutti a casa «non si può stare sempre a guardare», e un gruppetto di storici dell'arte fece notare che: 1) il Cristo era un'opera seriale prodotta da una prolifica bottega di crocifissai fiorentini di primo Cinquecento (oggi è possibile esibire quasi venti tra gemelli, fratelli e cugini del cosiddetto Michelangelo!); 2) la procedura dell'acquisto era stata assai curiosa, visto che il Ministero non aveva chiesto lo straccio di una perizia terza, ed aveva deciso di comprare sulla parola dei consulenti del mercante (autorevoli, ma non esattamente terzi), e di Cristina Acidini, al tempo stesso sostenitrice dell'attribuzione (in veste di studiosa), proponente dell'acquisto pubblico (in veste di Soprintendente di Firenze) e certificatrice del prezzo; 3) lo Stato aveva sborsato 3.250.000 euro per un'opera che qualunque antiquario di buon senso non avrebbe mai pagato più di 50.000. Queste polemiche (rilanciate in tutto il mondo da New York Times e BBC), e le conseguenti inchieste aperte dalla Corte dei Conti e dalla Procura di Roma operarono un curioso miracolo: dal gennaio 2010 nessuno ha più visto il Cristino. E qui arriva la notizia. Il «Corriere Fiorentino» ha potuto documentare che all'inizio di ottobre il 'Michelangelo' era stato condotto in gran segreto al Museo del Bargello, collocato nella teca che lo attendeva, e quindi chiuso a doppia mandata con tutta la sala. Dopo la pubblicazione delle fotografie dell'ectoplasma, e siamo alla cronaca di questa settimana, ecco il gran finale: la scultura scompare di nuovo! Secondo la versione ufficiale, la Cristina (Acidini) ha ritirato il Cristino perché le luci non la convincevano (in effetti per farlo sembrare Michelangelo ci vuol altro!), e tutta l'operazione era un modo per vedere di nascosto l'effetto che fa. Morale: i cittadini non possono ancora vedere e giudicare quella famosa scultura comprata coi loro soldi. E questo è davvero grave perché, qualunque cosa sia, lo Stato non l'ha comprato per tenerlo in una cassaforte, ma in un museo. E, proprio ora che la magistratura contabile sta passando dalla fase istruttoria a quella dibattimentale, non sarebbe meglio ridurre, invece che aggravare, il danno erariale prodotto dal Michelangelo fantasma?