Andrea Buzzoni presidente dell'Istituzione Musei Civici di Bologna Ho letto con interesse l'articolo di Brunella Torresin del 4 novembre scorso, ultimo di una serie di interventi e interviste pubblicati da Repubblica. E' un articolo serio e preoccupato della situazione dei musei, nella fattispecie quelli civici bolognesi, che non capita di leggere spesso e merita di non essere lasciato cadere nel vuoto, anche se non sarebbe ancora tempo di parlare per chi ha assunto da appena due mesi il compito di collaborare al funzionamento dell'Istituzione Musei Civici di Bologna. II Sindaco di Bologna ha nominato il nuovo CdA dell'Istituzione i1 28 luglio 2011. E' seguita la comunicazione ufficiale della nomina agli interessati i1 5 agosto 2011. La formalizzazione dell'incarico si è conclusa con l'accettazione da parte dei membri del nuovo CdA, avvenuta, come previsto, entro 30 giorni dalla comunicazione. Perché ricostruire questi passaggi? Per dire, peraltro senza alcun intento polemico, che quanto è accaduto prima del mese di settembre è figlio della precedente gestione, non del nuovo CdA e tantomeno del nuovo Direttore dell'Istituzione che è stato nominato pochi giorni fa. Che cosa ha fatto e che cosa sta facendo il nuovo CdA? Nel mese di settembre si è riunito due volte, il 12 e il 26, per un adempimento irrinunciabile e fondamentale che andava compiuto, improrogabilmente, entro il 30 settembre: la delibera della proposta di piano programma per l'anno 2012 da presentare alla Amministrazione Comunale. Sono state riunioni intense, caratterizzate da una discussione ricca, ad una delle quali, quella de126, hanno partecipato per la prima volta anche i Direttori dei musei, riunioni che hanno portato alcune modifiche e integrazioni significative al piano programma proposto dal Direttore dell'Istituzione Musei Civici, ma che non hanno certo potuto cambiarlo profondamente. Non è possibile cambiare in due settimane ciò che è frutto del lavoro di mesi e si muove secondo linee guida definite da anni. Qualcuno potrebbe pensare che, dicendo questo, stia preparandomi l'alibi per sostenere, fra qualche tempo, che eventuali responsabilità sono solo in parte del nuovo CdA. Non è così. Quella proposta di piano programma l'abbiamo approvata e, indipendentemente da come è nata, è nostra nel bene e nel male. Diciamoci con chiarezza, però, che l'impronta della nuova gestione non si potrà vedere appieno fra breve. Nella sua prima seduta del 12 settembre il CdA ha deciso quale sarebbe stato il suo primo impegno: tenere quattro riunioni, assieme al Direttore dell'Istituzione, nei musei che fanno capo ad essa per rendersi conto, con l'aiuto dei loro direttori e dei loro staff, di quali fossero le condizioni degli istituti. Conoscere per poi agire dopo aver individuato gli obbiettivi, è quello che abbiamo deciso di fare. Un principio ovvio ma non sempre applicato. Così il 20 settembre abbiamo visitato a lungo il Museo Medievale e le Collezioni Comunali d'Arte; il 28 settembre il Museo del Risorgimento, il Museo Davia Bargellini e il Museo internazionale e la biblioteca della Musica; il 5 ottobre il Museo Archeologico e il 17 ottobre il Museo del Patrimonio Industriale. "I musei di Bologna sono belli, accoglienti, generosi di divulgazione, di visite guidate, di laboratori per ragazzi", scrive Brunella Torresin nel suo articolo. L'impressione che ho ricavato da quelle visite e dal lavoro che sto facendo per riordinare gli appunti presi in quelle occasioni, per proporli quanto prima ad una verifica del CdA, del Direttore dell'Istituzione, dei Direttori dei musei e, naturalmente, dell'Assessore Ronchi, e per tradurli successivamente in un piano di lavoro, è parzialmente diversa. Non sono questi né la sede né il momento in cui dar conto di un lavoro che richiede ancora, come ho detto, approfondimenti e verifiche. Voglio però anticipare, se pur a titolo personale, che i musei comunali sono sì belli ma possono e devono diventare ancora più belli, che sono sì accoglienti ma possono e devono diventare ancora più accoglienti, che sono sì generosi di divulgazione, di visite guidate e laboratori per ragazzi, ma possono e devono diventare ancora più generosi. Faccio un esempio soltanto, in attesa di scendere nel dettaglio a tempo e luogo: per me, e credo non solo per me, è ingiusta la scelta, operativa a partire dall'anno scolastico 2011- 2012, di estendere a tutti i musei dell'Istituzione la regola che le classi di studenti delle scuole di ogni ordine e grado che chiedono una visita guidata ai funzionari dei musei debbano pagare 55 euro e addirittura 75 quelle che chiedono di partecipare a un laboratorio. Altra cosa sono, ovviamente, le visite guidate o i laboratori tenuti da privati che vanno pagati. A parte l'ingiustizia di questo provvedimento visto che la didattica è uno dei compiti primari del museo, ci pensa già la crisi economica a ridurre il numero dei ragazzi che visitano i musei; se poi si aggiungono balzelli come questo il pubblico degli studenti, e di conseguenza il numero dei visitatori in generale, prevedibilmente diminuirà. Quanto ciò sia grave per gli studenti e per i musei non credo di doverlo spiegare. A me, non esito a dirlo, scandalizza molto più questo che non la reintroduzione del biglietto a pagamento nei musei comunali, decisa a Bologna dal 1 marzo 2011 dopo cinque anni di accesso gratuito. A proposito di accesso gratuito, colgo l'occasione per smentire un giudizio che avrei dato nella mia intervista a La Repubblica pubblicata il 2 novembre scorso, ripreso ovviamente senza nessuna responsabilità. Quando mi si è chiesto se pensavo che il calo del 16 dei visitatori, da marzo ad agosto 2011 compresi, fosse dovuto alla reintroduzione del biglietto nei musei dell'Istituzione, ho risposto che poteva essere una concausa ma che non mi sentivo di sottovalutare altre possibili ragioni: la crisi economica, in primo luogo, ma forse anche altre cause da analizzare attentamente, aggiungo oggi dopo aver visto i dati, dal momento che la diminuzione riguarda solo alcuni musei mentre altri hanno visto crescere anche in misura notevole il numero dei loro visitatori. In ogni caso si parla di sei mesi. Aspettiamo un tempo più lungo e facciamo dei confronti con altre realtà museali, cittadine e non, per trarre delle conclusioni più certe. Aggiungo un'altra precisazione, per me importantissima, rispetto all'intervista del 2 novembre. Avrei detto che " a me è sempre sembrata una buffa cosa la scelta di Bologna di non far pagare l'ingresso alle collezioni d'arte". Ciò che ho detto è una cosa ben diversa. Ho risposto che era buffo che un giornale mi chiedesse sei anni dopo ciò che un altro giornale mi aveva chiesto nel 2006 e che mi astenevo dall'esprimere la mia opinione, come ho fatto anche nel 2006, perché non conoscevo le ragioni che avevano indotto l'Assessore Guglielmi a compiere quella scelta. Poi ho aggiunto che, nelle condizioni in cui siamo e non in quelle che vorremmo, non mi scandalizzo se si paga per accedere ai musei, così come accade quando si va al cinema o a teatro. Ho concluso, infine, dicendo: dobbiamo però difendere a ogni costo l'accesso gratuito alle biblioteche e agli archivi. Può capitare che non ci si capisca. Dopo aver tradotto in proposte concrete da avanzare all'Amministrazione Comunale la fase di lavoro che stiamo conducendo, ben sapendo delle difficoltà eccezionali in cui si trovano le amministrazioni pubbliche oggi ma senza farci paralizzare da tali difficoltà, come suggerisce giustamente Torresin, forti della convinzione che investire sui musei significhi investire sulla crescita culturale e sociale ma anche economica di Bologna, tentando d'incentivarne il turismo culturale, allora e solo allora passeremo ad occuparci delle attività dei musei che concorrono a richiamare su di essi l'interesse del pubblico e cercheremo di farci venire, anche in questo caso, qualche idea. Se buona o cattiva, lo si vedrà, come per il resto, dopo un tempo ragionevole. Sì, perché io credo che uno dei problemi dei tempi che stiamo vivendo sia, spesso, quello di chiedere troppo, se non tutto, subito. Invece ci sono cose che si possono fare in tempi brevi, mentre altre richiedono tempi medi o lunghi. E sono soprattutto queste, a mio avviso, che consentono di cambiare veramente le cose, di progettare e realizzare, insieme a tutti i soggetti interessati, se ne saremo capaci, un futuro migliore per i musei civici bolognesi.