«Ha conquistato 145 visitatori». La mostra «Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo» ha chiuso ieri le sue porte alla Palazzina di Caccia di Stupinigi con «presenze pari a quelle che aveva registrato a Melbourne, in Australia. E si è così quotata come la seconda mostra più visitata in Italia, dopo quella sui "Tesori" dei Gonzaga a Mantova». Parola di Filippo Zevi, il curatore, che con l'assessore alla cultura Fiorenzo Alfieri esclama: «E' stata una vera sorpresa. Non potevamo sperare di meglio. Torino conferma d'avere le capacità per diventare meta culturale di livello europeo. Crediamo che lo dimostrerà di nuovo, dal prossimo 1 ottobre, quando la Garn ospiterà la più importante rassegna d'arte africana d'Europa». «E dire - nota Zevi - che all'inizio io toscano, che vive tanto a Milano, credevo che i torinesi, sempre così pacati, non rispondessero con entusiasmo. Temevo che la trasferta fuori porta fino a Stupinigi fosse penalizzante. A Milano, ad esempio, una mostra allestita oltre la cerchia dei navigli può essere un azzardo. Invece Stupingi è stato un successo, premiato soprattutto dal passa-parola di chi ha visto la mostra e l'ha raccomandata ai conoscenti». «Abbiamo avuto duemila persone al giorno - ricorda Alfieri -con punte fino a quattromila il sabato e la domenica. Dal 5 gennaio siamo stati costretti a respingere le prenotazioni. C'era troppa gente. Chi prenotava durante il fine settimana non riusciva nemmeno a godersi la mostra. E' l'unico rincrescimento, che sarà certo scongiurato in futuro, quando avremo una nuova grande sede espositiva, come quella che ci accingiamo a realizzare alle ex officine Ogr». «Oltre alla soddisfazione culturale si è registrato un interessante risultato economico» assicura Zevi, «Si era preventivato un pareggio dei costi qualora si raggiunta un'affluenza di 60 mila visitatori. Le presenze ottenute hanno invece un utile, che per più di due terzi va del Comune. Dovrebbero ottenere circa 200 mila euro». Alfieri ritiene che «questa mostra abbia segnato una svolta». Quale? «Tacita chi, solo pochi anni fa, asseriva che Torino non ha sedi idonee e capacità per ospitare eventi culturali di grande richiamo. Smentisce anche coloro che ritengono sia impossibile abbinare grande pubblico a prodotti di grande qualità. Oggi possiamo invece affermare che se avessimo avuto maggiori spazi avremmo conquistato ulteriore pubblico». Secondo Alfieri «tutto ciò deve farci meditare. Dobbiamo capire che per servire meglio gli interessi dei residenti è necessario pensare in grande, iniziative di respiro europeo. Non perché questo incentiva il turismo, ma anche perché con prodotti di qualità internazionale permettiamo anche al pubblico locale di partecipare a rassegne che altrimenti richiederebbero spostamenti». «Grandi eventi - osserva Zevi - richiedono però attenta programmazione e tempi organizzativi che non possono essere improvvisati, ma devono venir pianificati mesi, se non alcuni anni prima, come ben sanno tutti gli operatori internazionali del settore e del turismo»