ASSISI Era il bosco del silenzio e della contemplazione. Per ottocento anni è stato un convento all'aperto. Orail Fai, FondoAmbiente Italiano, ne ha avviato un restauro che durerà a lungo e riporterà in vita un lembo di paesaggio agrario italiano, un paesaggio storico e culturale perché in gran parte prodotto dalla fatica umana e dai due ordini religiosi che l'hanno curato nei secoli, francescani e benedettini. E il Bosco di San Francesco, inizia dietro il muro che corre perpendicolare alla facciata della Basilica evi si accede da una porta, che ieri per la prima volta è stata aperta al pubblico. Per inaugurare la parte di bosco già ricostruita, 15 ettari su 64 totali, è venuto anche il ministro Giancarlo Galan, che poi è ripartito per un consiglio dei ministri, «forse l'ultimo al quale parteciperò». «Il prossimo ministro dei Beni culturali deve rimettere in sesto la tutela pubblica di paesaggio e patrimonio culturale, ora mortificata, con le Soprintendenze destinate a scomparire», dice Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai. Lei pensa a qualcuno come ministro? «Salvatore Settis andrebbe benissimo, anche se temo che non ce lo vogliano». Per chiunque gli succeda Galan ha un consiglio: «Stia attento perché in ogni norma si nasconde un tentativo di ridurre la tutela». Non è la prima volta che il Fai si dedica a un restauro paesaggistico, ma è certo la più impegnativa. Un omaggio a San Francesco, primo fra gli ambientalisti, dice Ilaria Borletti Buitoni, presidente dell'associazione. Intanto il bosco, entrato fra le proprietà del Fai nel 2008 in seguito a una donazione di Intesa Sanpaolo, è stato ripulito da 30 tonnellate di rifiuti. Poi sono stati tagliati i rovi nel sottobosco, piantati 200 nuovi ulivi e i 140 già esistenti sono stati potati, concimati e rimessi a produrre. Ora sono a dimora anche migliaia di nuovi arbusti ginestre, rose canine, cisti, ginepri lungo le scarpate che scendono verso valle e ai bordi di un sentiero che è stato riattivato. La progettazione è stata scura degli architetti Bruno Salvatici e Daria Ripa di Meana, mentre il restauro paesaggistico l'ha seguito Mauro Agnoletti, professore di Agraria a Firenze. Nel cuore del Bosco sorge ora il Terzo Paradiso, un'opera di land art di Michelangelo Pistoletto. Sono tre cerchi disegnati da filari di ulivi: «Il primo paradiso è la natura», racconta Pistoletto, «il secondo è ciò che ha fatto l'uomo, meraviglia e disastro insieme, il terzo è la prefigurazione di un'umanità nuova». «È la prima iniziativa per il restauro di un paesaggio rurale storico», spiega Agnoletti, che è cosa diversa da un ripristino naturalistico. Si è tentato invece di recuperare pratiche tradizionali di assetto del paesaggio, compresi gli usi agricoli. Con i polloni che spuntano ai piedi di un albero, per esempio, tagliati e legati fra loro, si sono realizzati i contenimenti delle scarpate. Agnoletti ha ricordato i 12 milioni di ettari di terreni agricoli persi dalla metà dell'Ottocento, erosi anche dal cemento. Il Bosco di San Francesco ora è aperto ai visitatori. Padre Giuseppe Piemontese, custode del Sacro Convento, non nasconde il timore che il silenzio venga violato. Ma accetta la sfida. «San Francesco chiamava ad amare la natura, come fratello e sorella».