Stefano Parise presidente Associazione italiana biblioteche Il nostro sistema è allo stremo a causa della mancanza di politiche per la cultura.. Per salvaguardare il "servizio" al cittadino è fondamentale una gestione professionale ROMA. Il 57esimo congresso Aib "II futuro in biblioteca, la biblioteca in futuro" è il titolo del 57esimo congresso Aib (Associazione italiana biblioteche), in programma a Roma, presso il Complesso di San Michele a Ripa Grande, il 17 e 18 novembre. Si tratta del più importante e atteso appuntamento per il mondo delle biblioteche italiane. Al centro dell'incontro, l'evoluzione delle tecnologie digitali e il loro impatto sull'attività delle biblioteche italiane. Il programma completo sul sito www.aib.it. La crisi non salverà le biblioteche, le affosserà definitivamente. E non sarà, come afferma Nannipieri (su Europa, martedì 8 novembre, ndr), per la diminuzione progressiva delle risorse (un fenomeno che gli addetti ai lavori conoscono da decenni) ma per l'assenza totale di politiche per la cultura, una responsabilità che accomuna governi di ogni colore. Invocare l'inattualità degli investimenti culturali e l'intervento del privato, ancorché sociale, al posto del sostegno dello Stato significa misconoscere che le maggiori economie del pianeta considerano la spesa per l'istruzione e la cultura un intervento anticiclico e un volano per lo sviluppo. Un modo per guardare con maggior fiducia al futuro. In Italia, quando si parla di istituti culturali, lo sguardo si volge immediatamente al passato, alla tutela dei beni culturali e dei santuari dell'alta cultura. Quando Spadolini trasferiva la titolarità delle biblioteche statali al ministero dei beni culturali, da raffinato studioso e intellettuale qual era, non faceva che assecondare questa tendenza. Aveva intuito che quegli istituti, che rappresentano un elemento prestigioso ma parziale del sistema bibliotecario nazionale, dovessero svincolarsi da una concezione legata all'educazione per diventare parte di un sistema che comprende archivi, musei, aree archeologiche e monumentali. Santuari della cultura alta, erudita, scrigni della memoria patria, da tutelare e valorizzare. Ciò che Spadolini non poteva cogliere ma che nel 1974 era già in atto, con le deleghe regionali e l'autonomia universitaria è che altre biblioteche si stavano trasformando da raccolte statiche di libri in sistemi informativi, centri dinamici dove la conoscenza non si sedimenta e stratifica ma circola, si interconnette, si diffonde grazie alle tecnologie e alimenta processi di crescita individuale e collettiva. La trasformazione delle biblioteche italiane, la loro modernizzazione, in linea con quanto avvenuto in tutto il mondo occidentale, si è realizzata (a macchia di leopardo) soprattutto nelle biblioteche di ente locale, che hanno guardato al modello delle public libraries anglosassoni come veicolo per democratizzare l'accesso alla cultura, e in quelle universitarie, dove la transizione al digitale è avvenuta prima che altrove grazie all'impulso dato dalla comunità scientifica alla diffusione della letteratura accademica in formato elettronico e alle esigenze della ricerca. Il settore rimasto clamorosamente al palo in Italia è quello delle biblioteche scolastiche, autentica incompiuta che rende il nostro paese un'eccezione fra i paesi industrializzati. "La notte delle biblioteche" (l'appello lanciato dall'Associazione italiana biblioteche) vuole ricordare alla società italiana che le biblioteche sono allo stremo, non negare la necessità di una razionalizzazione. La richiesta di maggiori risorse deve essere accompagnata dalla ricerca di maggiore efficacia e dall'adozione di modelli organizzativi orientati all'efficacia, cioè focalizzati sulle necessità degli utenti. La biblioteca è un servizio al cittadino prima che un istituto culturale. Ciò che non pare credibile, nel ragionamento di Nannipieri, è la proposta di far gestire le biblioteche dalle comunità, dai privati e dalle associazioni. Il privato interviene dove c'è profitto: sfido chiunque ad indicare una biblioteca nel mondo che sopravviva esclusivamente con le proprie entrate. Il fatto che oggi molte biblioteche siano diventate anche luoghi di socialità e d'incontro non significa negare la necessità di una gestione professionale, quasi fossero un dopolavoro. Non credo che i lettori accetterebbero di far gestire il pronto soccorso da associazioni di volontari in sostituzione del personale medico. Per quale ragione le biblioteche e gli altri istituti culturali dovrebbero invece essere affidati a personale non specializzato? L'idea che i luoghi della cultura possano essere gestiti con la buona volontà invece che da professionisti è una delle ragioni della loro irrilevanza. Serve quindi ricollocare le biblioteche entro i confini della percezione di utilità sociale, per rendere accettabile ?idea di continuare a finanziarle. Per fare ciò è necessario inserire il tema nel quadro più ampio delle priorità nazionali, prima fra tutte quella della crescita culturale del paese, questione che riguarda molto da vicino sia la competitività sia la tenuta democratica della nostra nazione. Le biblioteche possono essere parte di un progetto nazionale teso a garantire alfabetizzazione, formazione e integrazione nello spazio economico e sociale per tutti i cittadini, per evitare all'Italia di continuare a pagare ancora a lungo i costi della propria ignoranza.
Così la crisi divorerà le biblioteche
Il 57esimo congresso Aib (Associazione italiana biblioteche) si terrà a Roma il 17 e 18 novembre. L'evento sarà dedicato all'evoluzione delle tecnologie digitali e al loro impatto sull'attività delle biblioteche italiane. La crisi delle biblioteche italiane è dovuta all'assenza di politiche per la cultura e non solo alla diminuzione delle risorse. Il presidente dell'Aib, Stefano Parise, invoca una gestione professionale delle biblioteche per salvaguardare il "servizio" al cittadino. La crisi delle biblioteche scolastiche è un problema ancora irrisolto in Italia.
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