Gli investimenti in cultura e conoscenza, le eccellenze che in Trentino si sono create (come Arte Sella, il Mart, la Fondazione Fbk e altre ancora) possono essere guardate in due modi: continuando a chiedersi da parte di amministratori, operatori economici e associazioni cosa ci diano queste realtà che tutto il mondo riconosce come uniche e di grande valore; oppure investire in comportamenti, iniziative e cambiamento di atteggiamento per dialogare con quelle realtà, facendone occasione di innovazione e di stimolo economico. Ciò vale sia per l'arte, sia per la ricerca e la conoscenza scientifica, sia per il paesaggio. Un atteggiamento da economia di raccoglitori, da parte di molti, vorrebbe cooptare quelle realtà, usandole per ottenere risultati economici immediati, senza cambiare minimamente il proprio modo di pensare e agire. Non funzionerebbe per due motivi: perché solo se si crea un sistema intorno a tali realtà esse daranno il meglio di sé in termini di sviluppo economico e di evoluzione sociale; perché se tali realtà vengono piegate a scopi immediatamente commerciali perdono il loro valore distintivo che le ha rese eccellenti. Si tratta allora di innalzare l'economia locale e l'intera società al livello della cultura, dell'arte e della conoscenza, non viceversa. Chi lo deve fare? Non certo chi fa arte, come Arte Sella o il Mart, o chi fa ricerca come Fbk. A loro si deve chiedere di fare sempre meglio quello che già fanno. Sono i soggetti pubblici e privati dei territori a dover riconoscere e realizzare i cambiamenti necessari per fare un salto di qualità. Se Arte Sella riesce a essere riconosciuta nel mondo e a svolgere un ruolo di ambasciatrice del Trentino, se attrae sessantamila persone con un elevato incremento di anno in anno, quali sono gli investimenti in cultura degli enti locali del territorio per fare sistema valorizzando una simile eccellenza? Quali sono le capacità di innovare nel modo di fare ospitalità nella zona? Si insiste a pensare a insediamenti alberghieri di forma tradizionale per favorire magari qualche attività edilizia e non si favorisce la creazione di una forma diversa di ospitalità, dall'albergo diffuso con un centro di accoglienza pubblica alla valorizzazione della professionalità nell'agriturismo. Queste seconde vie, citate solo a scopo di esempio, richiedono di investire in professionalità, in conoscenza applicata, in innovazione. Certo è più difficile rispetto al parlare di indotti e ricadute, chiedendoli a chi dimostra di operare bene nell'ambito culturale. Descrivere meglio i problemi e riflettere responsabilmente potrebbe portare a riconoscere la virtuosità di un dialogo tra arte, cultura, conoscenza e economia, con vantaggi importanti per tutti.