I Festari con i ferri ai polsi: «Qui tutta la notte» Alta tensione, aravano anche i carabinieri. Sequestro in vista? Gesto disperato dei figli del conte Giovanni, in difficile situazione economica E' il gesto della disperazione, l'ultima carta di chi si sente franare il terreno sotto i piedi, sballottato com'è in un intrigo infernale da cui non sa come uscire. I quattro fratelli Festari, spalleggiati dal loro nuovo avvocato Luca Poldaretti, del foro di Pisa, hanno varcato ieri mattina il portone di Casa Vasari reclamando a gran voce l'immediata consegna delle carte del grande Giorgio. E in serata si sono incatenati per protesta in via XX Settembre, innalzando cartelli. Tutti e quattro con i ferri ai polsi, davanti ai carabinieri (il tenente colonnello Sorrentino, il comandante della stazione Urso, il capitano Planera). Poi con le catene sono rimasti in due, «e uno, a turno, rimane tutta la notte. Ma fa freddo, è stata l'eccezione;« Vorrà dire che ci faremo portare una coperta». «Da qui non ci muoviamo finché non ci date l'archivio», avevano promesso in mattinata al custode del museo, Antonio Agnello, lasciato solo e inerme a fronteggiare la richiesta pressante dei proprietari delle carte che con un telegramma alla sovrintendenza avevano annunciato giovedì sera il loro arrivo ad Arezzo all'indomani «per riprendersi l'archivio». PROPRIETARI ma anche attori di una vicenda a dir poco surreale. I quattro figli del conte Giovanni («Per questa storia lui ci è morto», commenta amaro un amico di famiglia) si ritrovano infatti fra le mani la proprietà di un bene che i russi di Stepanov valutarono 150 milioni di euro. Sono insomma multimilionari in potenza ma, come confessano gli amici, si dibattono in notevoli difficoltà finanzarie, al punto da mettere insieme a malapena il pranzo con la cena. Fanno venire in mente re Mida che trasformava in oro tutto ciò che toccava e che per questo morì di fame. Anche da qui discende l'estremo e vano tentativo messo in atto ieri, dalle 10,30 in poi, da quando cioè hanno suonato il campanello del museo facendosi aprire il portone dal custode. Quest'ultimo, naturalmente, ha risposto no alla richiesta perentoria presentata dai fratelli e dall'avvocato Poldaretti, munito delle univoche sentenze, l'ultima quella della Corte di Appello di Firenze, che assegnano ai Festari l'assoluta proprietà delle carte vasariane. «Non ho l'autorità per consegnarvi l'archivio e neppure per farvelo vedere», ha replicato il custode. «Dovete rivolgervi altrove», ha stoicamente resistito di fronte al rischio di vedersi denunciato per violazione dell'articolo 388, ovvero la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Denuncia che è arrivata più tardi: nei confronti di Agnello e della sovrintendente Diana Toccafondi. NEMMENO L'INTERVENTO dei carabinieri, chiamati dall'altro avvocato dei Festari, l'aretino Guido Cosulich, ha sbloccato la situazione. «No, non usciamo dal museo», hanno tirato dritto i Festari mentre il legale seguiva i carabinieri in caserma per sporgere denuncia. Poi un altro scenario: e cioè la disposizione da parte della Procura del sequestro del bene, «e in questo caso ce ne torniamo a rasa», hanno commentato i fratelli, consapevoli che in quel caso se ne sarebbero andati da vincitori (un sequestro si dispone a fronte di un'ipotesi di reato). Ma il sequestro, se ci sarà, non potrà avvenire almeno fino a lunedì, non essendo ancora arrivata la denuncia sul tavolo del pm. E a questo punto, invece di insistere nelle barricate dentro il museo, gli eredi del Conte Giovanni le hanno innalzate all'esterno. «Alle 19 usciamo, ma non è finita». E infatti si sono incatenati. L'avvocato dei Festari ha avuto inoltre un contatto con un sottosegretario del ministro Galan chiedendo al Mibac di consentire almeno la visione delle carte. E una telefonata, riferisce il legale, è intercorsa anche con la sovrintendente Diana Toccafondi, in vista di un incontro nei prossimi giorni per trovare una soluzione. Poldaretti non ha escluso di intentare un'azione civilistica per l'esecuzione forzata della consegna dell'archivio ai proprietari Festari.