I custodi avvertono i turisti: attenzione a non inciampare anche il pavimento è malridotto Valerio Iuliano «Attenti, c'è un blackout». Il custode costringe due turisti giapponesi a fermarsi di colpo, pochi passi prima dell'ingresso del Gran salone della Meridiana, al primo piano del Museo archeologico nazionale. I vigilanti ribadiscono l'invito anche ad altri visitatori a muoversi con estrema cautela perché la sala è al buio. Dalle vetrate del salone principale del Museo non filtra più la luce del giorno. Sono le 17. Qualche luce fioca arriva solo dai telefonini dei presenti e dagli ingressi di un paio di stanze attigue. «Le 26 lampadine che illuminavano lo spazio sono tutte guaste. L'ultima si è fulminata una decina di giorni fa», ci informa l'anonimo vigilante della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. «Andate molto piano perché anche il pavimento è un po' malridotto», prosegue il custode. Il lento cammino in una delle sale coperte più imponenti d'Europa - 54 metri di lunghezza, 20 di larghezza e altrettanti di altezza - desta lo stupore dei visitatori. Lo spazio progettato prima da Giulio Cesare Fontana e poi da Pompeo Schiantarelli assomiglia a un enorme antro buio. «Sono mesi che abbiamo segnalato il blackout alla soprintendenza che ha avvisato il ministero», racconta ancora il custode. «Le lampadine si trovano quasi a 20 metri di altezza e perciò occorrono scale particolari. Sembra che debbano arrivare dal ministero. Pure il pavimento è deteriorato in alcuni tratti. Ma come si può lavorare così? E se un visitatore inciampa nel buio, chi lo risarcisce? Un po' di tempo fa c'è stata la visita del ministro per i Beni culturali Giancarlo Galan. Ma era estate. Con la luce naturale, non ci si accorgeva del guasto elettrico». Da una delle porte del Salone della Meridiana - poco oltre l'Atlante Farnese del II secolo d.c. - si arriva alle Sale degli affreschi pompeiani, riaperte nel 2009, dopo lunghi lavori di restauro. «Anche da queste parti le lampadine incominciano a scarseggiare», spiega il custode. Poco più avanti, la sala degli affreschi provenienti dall'antica Stabiae è di nuovo chiusa. Altre delimitate dalle transenne e perciò quasi invisibili. Chiusa anche la sala dell'antica Neapolis, inaugurata nel 2000. «Ci dicono che alcuni spazi non si possono riaprire perché manca il personale», concludono i vigilanti.