Il presidente ribadisce la volontà di rimanere a Ca' Giustinian nonostante le voci di un incarico Galan: «Una sua nomina nell'esecutivo? Gli farei i migliori auguri» La giornata, ieri, è iniziata alle 8.59 con "i migliori auguri" del ministro della Cultura, Giancarlo Galan dopo le voci che nel tam tam della politica davano Paolo Baratta in pole position per "sostituirlo" sulla poltrona di ministro una volta formato il futuro governo. L'ex governatore del Veneto che fino all'altro giorno intendeva sostituire il "numero uno" della Biennale con l'imprenditore Giulio Malgara, era costretto a fare buon viso a cattivo gioco. Ma poi, con un vero e proprio flash, alle 16.13, lo stesso Baratta affidava alle agenzie giornalistiche un brevissimo testo - così come aveva fatto la scorsa settimana con Il Gazzettino - ribadendo, una volta di più, di voler restare a Ca' Giustinian. Baratta, così come aveva fatto al nostro giornale, utilizzava parole decise: «Non ho proprio nulla da dire - ha tagliato corto - perché sono il presidente della Biennale e tale resto». Parole decise e fin troppo chiare. Che andavano a smentire anche le voci su una eventuale "ritorno" come ministro in un possibile governo Monti. Insomma, al di là della "burrasca politica" e mediatica di questi giorni, Baratta ha ribadito con tenacia la propria volontà. Ora si attende il formarsi del nuovo governo. Tutto è legato proprio alle sorti di successo di Mario Monti che, in qualche modo, - e salvo sorprese - potrebbero garantire a Baratta di rimanere sullo scranno più alto della Biennale. Tanto più che formalmente l'incarico di Baratta dovrebbe concludersi il 18 dicembre prossimo. Ma da Ca' Giustinian fanno sapere che proprio di questi tempi - a metà novembre - Baratta ottenne l'incarico di presidente della Biennale. E c'è chi non esclude che, appena il governo si insedierà potrà tirare un sospiro di sollievo.