Il Fai apre lo spazio verde di Assisi. Con una sorpresa Questo è il luogo dove Francesco pianse in ginocchio sulla terra mite. Dove, con occhi a specchio, sognò l'armonia del cielo e di ciò che sta sotto il cielo. Scoprendo che non c'è, verso la natura, come verso l'uomo, crudeltà peggiore dell'indifferenza; e che la natura umiliata - come l'uomo annientato - sanno vendicarsi da chi li perseguita. E' il bosco del Sacro Convento incastonato nel trasparente scenario di Assisi che fece da sfondo alle opere di Giotto e che, da oggi, rinasce dopo secoli d'abbandono: 64 ettari di paesaggio rurale recuperato dal Fai e donato a chi vorrà visitarlo come turista o come pellegrino in un viaggio nell'ambiente e nella meditazione. Cuore di questo spazio verde, una spettacolare realizzazione di Michelangelo Pistoletto che qui trova «la sua espressione focale proprio per la risonanza storica che ha avuto il pensiero del Santo». S'intitola «Terzo Paradiso» e riprende in chiave «macro» il tema in cui si esprime la cifra creativa più profonda del maestro: la necessità che la società ritorni in sintonia con l'ambiente superando il rischio «della tragica collisione tra la sfera del primo paradiso in cui l'uomo era totalmente integrato con la natura e quella del secondo, il mondo dei bisogni e dei desideri artificiali che continuano a crescere». Percorso che non vuol essere «fuga nel passato, ma simbolo d'uno sforzo per portare scienza, tecnologia, arte e politica a ridare vita all'ambiente sfiancato». L'opera è composta da tre forme circolari connesse fra loro e scandite da 121 ulivi disposti in doppio filare: rimanda al segno matematico dell'infinito, ottenuto da due cerchi che rappresentano l'unione del paradiso naturale e di quello artificiale, ai quali Pistoletto ha aggiunto una terza circonferenza simbolo, appunto, del suo auspicato Terzo Eden, anello visibile e sfolgorante al dito della nuova storia. Un tracciato che è cammino rituale, sul quale vigila, piantata nel mezzo del cerchio principale, un'asta di acciaio specchiante, «emblema dell'unione tra terra e cielo proprio grazie alla forza costruttiva della tecnologia che si prende cura del naturale contemperando quel che è stato, quel che è e quel che sarà o potrebbe essere». Pistoletto si esprime attraverso un metalinguaggio che passa dall'emozione al pensiero e dal pensiero alla fisicità di chi si «sporca» le mani e, allegoricamente ha usato una coppia di buoi aggiogati all'aratro per disegnare il sogno dell'ultimo Eden «che è, poi, qualcosa di simile al grembo generativo di un'utopia raggiungibile». Dimensioni imponenti per questo lavoro: quasi 100 metri di lunghezza, 35 di larghezza e una corona di ulivi, «pianta che è antico simbolo mediterraneo della pace» E' proprio questa voglia di pace ad aver acceso nell'artista la visione filosofica che sta dietro la sua creazione: «Quando Bush e Blair hanno dichiarato guerra preventiva all'Iraq, il vaso della storia ha incominciato a traboccare e la società civile si è trovata unita nel ribellarsi, non con la violenza, ma pacificamente. Questa circostanza epocale mi ha guidato a capire che l'umanità stava cercando un segno in cui riconoscere il passaggio a un futuro di pace nel quale la pace stessa non fosse, però, solo conseguenza di un conflitto. Ecco, il Terzo Paradiso, per me, è quel segno: il luogo" in cui ci si può incontrare per far crescere l'idea d'una pace preventiva». Il restauro Il Bosco di San Francesco, il cui ripristino si deve a una donazione di 3 milioni di Intesa SanPaolo e altri sponsor, è stato presentato dalla presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni durante una cerimonia alla quale hanno partecipato il ministro per i Beni Culturali, Giancarlo Galan e Corrado Passera, ad della banca. Alcune cifre del restauro: 50 mila metri di bosco riqualificati grazie a 6 mila ore donate da 300 volontari, 3,5 km di sentieri riattivati, 21 mila ore spese per il restauro di 1720 mq di murature.