Tornano agibili i sentieri dove pregava il santo. Oltre agli edifici del Duecento anche un'opera di land art C'è un portone nel muro di cinta del verdissimo prato che si estende davanti alla Basilica superiore di San Francesco ad Assisi. Varcata quella soglia da oggi si potrà intraprendere un percorso del corpo e un viaggio dell'anima attraverso un bosco antico di 800 anni, quello dove il santo poverello meditava e pregava, rimasto per secoli intatto ma anche abbandonato e quindi non fruibile, e ora finalmente recuperato al cammino naturalistico e al pellegrinaggio. Solo percorrendo quei 40 minuti in discesa verso il complesso benedettino di Santa Croce, anche quello completamente restaurato, e guardandosi attorno, si può comprendere che cosa significhi aver compiuto un restauro diverso dal solito, non un edificio o un affresco ma un intero paesaggio rurale storico italiano, bosco, sentiero, ponticello, sorgente, alberi e olivi compresi. L'ha fatto il Fai, Fondo ambiente italiano, come promesso due anni fa dopo aver ricevuto in donazione da Intesa Sanpaolo i 60 ettari di quel bosco, attaccato all'altro pezzo di bosco di proprietà dei francescani. Un lavoro complesso ma un motivo di orgoglio, anche per il comune di Assisi, la Regione Umbria, l'Università di Firenze, il Sacro convento di Assisi e molti sponsor che vi hanno partecipato, da Enel a Telecom a Ferrarelle, per aver realizzato «un modello di restauro ambientale che sarà preso ad esempio», ha detto il sindaco Claudio Ricci. Una sempre battagliera e appassionata Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai, ha esortato le persone a lasciarsi alle spalle questa buia epoca «di folle consumismo» e a guardare al futuro «con l'esempio dell'umiltà e del coraggio di San Francesco che si è messo a zappare la terra, lui che era stato un gran Cavaliere. Il restauro del bosco del santo patrono d'Italia fa nascere un nuovo senso di speranza proprio per il luogo in cui è stato compiuto e per l'esempio del Santo che lì parlava ai ciclamini». Per restituire ai viaggiatori e ai pellegrini il bosco di San Francesco sono state rimosse oltre 30 tonnellate di rifiuti, tra i quali 362 pneumatici. Sono stati piantati 200 nuovi olivi, 121 dei quali sono serviti per la realizzazione di una land art di Michelangelo Pistoletto. Altri 140 olivi, da tempo abbandonati, sono stati rimessi in produzione, 50 mila mq di area boschiva sono stati riqualificati, oltre 3 chilometri e mezzo di sentiero ripristinati, 470 metri di nuove staccionate di legno ricostruite oltre a tutti i lavori di restauro degli edifici, il convento benedettino, la torre e il muro trecentesco. Restaurato anche un antico mulino dove in primavera aprirà un ristorante, punto di ristoro per i pellegrini. Alla fine del percorso, nella radura, l'artista Michelangelo Pistoletto ha creato la spettacolare opera, il simbolo dell'infinito tracciato nel bosco con gli ulivi piantati a doppio filare al centro dei quali si trova un'asta in acciaio inox alta 12 metri. «Siamo tutti giardinieri della Terra, il Terzo luogo è quello che viene dopo la natura e l'artificio dell'uomo» ha detto Pistoletto. «Si è recuperato un pezzo di territorio, di bosco, com'era non dico 800 anni fa ma anche solo 150 anni fa ha detto il ministro per i Beni culturali Giancarlo Galan . Per carità, il paesaggio di 150 anni fa era un paesaggio di miseria e di povertà ma quanti errori sono stati fatti, in questi decenni, quando abbiamo dovuto scegliere di proteggere e conservare con interventi riqualificativi e invece abbiamo distrutto qua e là, senza criterio. Adesso che passerò la mano ha concluso Galan, che al ministero ci sta da soli sei mesi un solo consiglio mi sento di dare a chi verrà: attento, in ogni norma, in ogni provvedimento ci sarà sempre il tentativo più o meno nascosto da parte di qualcuno di ridurre la tutela sul patrimonio culturale, artistico e paesaggistico dell'Italia». Di «assalti al nostro patrimonio culturale e ambientale», ha parlato anche la presidente del Fai, Ilaria Borletti Buitoni, portando il restauro del bosco di San Francesco come esempio di «recupero paesaggistico», pur in un anno molto difficile per la crisi economica, e come monito per chi «ancora continua a pensare che il cemento salverà l'Italia».