L'Italia ha un debito di 1900 miliardi di euro e un patrimonio sufficiente ad azzerarlo. Basta venderlo. Dal 1996, da quando cioè sono iniziate le privatizzazioni, gli slanci in avanti sono stati rallentati dalla burocrazia. Comprare dal demanio un faro dismesso è il sogno di molti, scoprire di non ricerverne l'abitabilità dal comune nel quale è posto un rischio tutt'altro che di là da venire. Per queste discrepanze tra Stato, Regione e Comuni sono rimasti su carta diversi investimenti per ex caserme, scuole o palazzi di giustizia mai trasformati in alberghi, centri commerciali, complessi residenziali. Per lo stesso motivo è nato il Federalismo Demaniale del governo Berlusconi a firma Calderoli. Così gli enti locali hanno la possibilità di chiedere determinati beni statali nel proprio territorio e chi li comprerà essere certo della loro destinazione d'uso. Ma nel calderone sono finiti anche siti di pregio naturalistico o culturale e la distinzione è spesso difficoltosa. Nel rapporto tra popolazione e proprietà l'Italia è uno dei più grandi paesi europei e probabilmente nel mondo. Ci sono parchi, aree militari, ex polveriere e depositi, ex miniere e cave, in Basilicata migliaia di ettari di terreno, montagne, isole e spiagge, che sono parte del Demanio, ma non del demanio culturale. Anche quando qualcuno muore senza eredi e senza testamento la sua proprietà può entrare nelle disponibilità dello Stato. Vendere? Certo che sì, se dobbiamo assistere a uno scempio al contrario. Negli Anni Settanta si è assistito alla nascita di alcune "cattedrali nel deserto", il rischio oggi potrebbe essere quello contrario di "mostri nelle città". A Firenze l'esempio di Sant'Orsola è stato clamoroso. Un complesso religioso monumentale per oltre dieci anni abbandonato perché di proprietà dello Stato e con il comune impotente di fronte a quello scempio. Vendere con l'aiuto del Federalismo demaniale e la responsabilità del Ministero dei Beni culturali a fare da contraltare a quello del Tesoro. Qui s'inserirà il concetto del "non vendere". L'Italia non ha la superficie dei paesi dell'Est per l'agricoltura, né le fonti energetiche di quelli arabi, né le capacità industriali che sta mostrando la Cina. L'Italia è e sarà sempre di più un paese di meraviglie territoriali, di monumenti, di dieta mediterranea e di stile. Da salvaguardare più che da svendere. Ecco allora la "terza via" della valorizzazione che, come conferma lo stesso ministero del Tesoro, nel lungo periodo rende più della vendita. Un esempio di questa strada si è visto per il Colosseo. Alla fine del restauro la superficie visitabile sarà incrementata del 25. La spesa complessiva, come noto, è di 25 milioni, tutti a carico del gruppo Tod's di Della Valle. «Il Colosseo, con punte di 25mila visitatori al giorno e solo 34 custodi, come ha sottolineato il segretario generale del ministero dei Beni culturali, Roberto Cecchi, produce introiti dal turismo per 27 milioni l'anno.