I ministeri distinguono il demanio generale da quello di valore storico caso per caso "Federalismo demaniale ultimo atto di questo dramma» ha detto il prof Settis della Normale di Pisa Una delle problematiche legato alla vendita del patrimonio culturale italiano è che viene venduto non da uno, ma contemporaneamente da due ministeri: il Ministero per l'Economia e il Ministero per i Beni Culturali. Il primo, come è evidente, si sta occupando della vendita in sè e della sua disciplina, mentre il secondo ha un ruolo di controllo qualora, nel calderone dei beni alienabili, finiscano ad esempio palazzi di valore storico artistico. Salvatore Settis, professore della Normale di Pisa, durante l'incontro "15 anni di privatizzazioni del patrimonio culturale italiano" con Roland Benedikter della Stanford University ha spiegato con precisione a quali rischi vada incontro la svendita dei beni dello Stato. «Quando si parla di "privatizzazione", dobbiamo fare alcune distinzioni. E' molto diverso concettualmente, se si parla di privatizzazione, diciamo di una scuola costruita nel 1965 che non è più in buon stato o una serie di piccoli appartamenti "mainstream" "postmoderni" del 1980, da un lato, o se si parla della privatizzazione della sede del presidente della Repubblica Italiana, il Palazzo del Quirinale, o di importanti monumenti come il Colosseo o il Pantheon, che chiaramente appartengono al demanio culturale. Quello che voglio sottolineare è che esiste una forte differenza terminologica tra ciò che viene chiamato "privatizzazione" a seconda della differenziazione del Demanio in Generale e Culturale. E così ci deve essere anche una forte differenza principale tra i rispettivi processi. La distinzione tra Demanio culturale del Demanio generale dovrebbe essere molto chiara sin dall'inizio, altrimenti sembra che tutto sarebbe appartenuto al Demanio culturale. E penso che il fallimento vero e proprio, una delle ragioni del fallimento dei tentativi di vendere o privatizzare una parte di proprietà pubblica o di beni immobili appartenenti al demanio è proprio perché questa distinzione non è mai stata fatta in maniera chiara come avrebbe dovuto da parte dei governi italiani dal 1996 fino ad oggi. La mancanza di una sufficiente distinzione tra demanio Generale del Demanio culturale è l'origine e la causa della maggior parte della confusione inerente al processo di privatizzazione fino ad ora. E' alla radice stessa delle sue enorme ambivalenze e problemi». Secondo il professor Settis, l'ultima novità legislativa non ha fatto altro che peggiorare i rischi. «Per il momento, l'ultimo atto di questo dramma è stata l'introduzione del Federalismo Demaniale cosiddetto (Federalizzazione della proprietà pubblica) come principio guida per l'intera proprietà pubblica in Italia. In base a questo provvedimento una quantità notevolmente più rilevante di beni pubblici appartenenti allo Stato italiano saranno trasferiti alle Regioni o ad altri enti locali. Anche se l'attuale accordo sembra escludere in gran parte proprietà di esplicito valore culturale nel processo di vendita, si prevede che questo sia oggetto di rinegoziazione e ulteriori cambiamenti». Anche Settis nel suo intervento cita le Dolomiti, inserite tra i beni del Demanio statale in vendita, non senza un velo d'ironia.
Il patrimonio culturale è a rischio
Il Ministero per l'Economia e il Ministero per i Beni Culturali vendono contemporaneamente il patrimonio culturale italiano. Il professor Settis spiega che la "privatizzazione" non è lo stesso concetto di vendita di beni dello Stato. La distinzione tra demanio generale e demanio culturale è importante, ma non è stata chiara. Il fallimento dei tentativi di vendere o privatizzare la proprietà pubblica è stato causato dalla mancanza di questa distinzione. L'ultima novità legislativa è stata l'introduzione del Federalismo Demaniale, che trasferirà beni pubblici alle Regioni o ad altri enti locali.
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