Vertice istituzionale. Boeri: subito lo studio di fattibilità La Grande Brera è un passo indietro, a Palazzo Citterio, nel progetto che l'architetto James Stirling firmò nel 1986 e la Fondazione San Paolo finanziò con 21 miliardi di lire. Venticinque anni fa. Il sindaco era Carlo Tognoli. Milano voleva allargare la Pinacoteca e costruire un «prestigioso polo europeo dell'arte». Siamo allo stesso punto: «Saranno riesaminate le ipotesi di Stirling e le analisi di Alberico Barbiano di Belgiojoso». I destini di Pinacoteca e Accademia sono stati ridefiniti ieri, al vertice istituzionale sui piani di ampliamento delle due storiche istituzioni milanesi: «Chiederemo al Politecnico di redigere uno studio di compatibilità tra i progetti esistenti e gli spazi disponibili», annuncia l'assessore comunale alla Cultura, Stefano Boeri. Gli edifici «disponibili», perché vuoti, sono due: Palazzo Citterio (sempre in via Brera, collegato al museo dall'Orto botanico), e l'ex caserma militare di via Mascheroni. Il Politecnico certificherà dimensioni, costi e tempi per la riqualificazione. E' il piano B, l'ultima chance. L'ha indicato il presidente degli Amici di Brera, Aldo Bassetti, per uscire dallo stallo e tracciare un percorso di lavoro. Il Politecnico, università pubblica, potrebbe collaborare gratuitamente (altrimenti servirebbero almeno 200 mila euro, e non ci sono). La procedura dovrebbe evitare ricorsi e pastoie burocratiche. I progetti di Stirling e Belgiojoso sono già agli atti. A Mario Bellini, l'architetto vincitore del concorso bandito nel 2009 dal ministero per i Beni culturali, verrebbe garantita piena libertà d'intervento. «Abbiamo trovato il metodo commenta Bassetti . Ora evitiamo motivi di disaccordo». La Grande Brera è un sogno inseguito (vanamente) dalla metà degli anni Settanta. L'ultimo atto ufficiale risale al 19 luglio 2010: il protocollo d'intesa «per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale» di Milano». Quell'accordo, ancora inapplicato, fissa i cardini dell'operazione: il parziale trasferimento dell'Accademia nel campus di via Mascheroni (21 mila metri quadrati coperti e 15 mila di parco) e il raddoppio della Pinacoteca nella sede storica (10 mila metri in più). Palazzo Citterio è il terzo polo e riveste un ruolo cruciale: «Qui anticipa la soprintendente Sandrina Bandera dovremo esporre le collezioni d'arte del Novecento». Il vero ostacolo è economico. Il governo non ha stanziato fondi (zero euro) e i preventivi descrivono un impegno da almeno 150-160 milioni di soldi pubblici. Un'impresa impossibile? «Sono fiducioso che i costi possano essere ridotti risponde il commissario straordinario Mario Resca . Resta il fatto che sono l'unico commissario della storia d'Italia a lavorare senza risorse». E senza scadenze, ormai: «L'obiettivo Expo 2015 è tutto da verificare». Letizia Moratti ha ritirato la cordata d'imprenditori internazionali dalla missione e lo scenario della Fondazione mista pubblico-privata non è più sul tavolo. Salvatore Carrubba (presidente dell'Accademia) e Caterina Bon Valsassina (direttrice regionale del Mibac) condividono l'impostazione discussa ieri: «Ma la Grande Brera conclude Resca nasce solo se c'è una forte volontà politica».