«Quello che è successo negli ultimi giorni con il forte richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è altra cosa». Giulio Malgara, presidente e fondatore di Auditel, ha chiesto al ministro Giancarlo Galan di non procedere alla ratifica della sua nomina a presidente della Biennale. Citando esplicitamente le parole del capo dello Stato (contrapponendole alle polemiche politiche) ha compiuto un gesto di forte significato istituzionale di cui è doveroso rendergli atto. Galan, in teoria, avrebbe potuto firmare la ratifica della sua nomina: stando alla legge, erano già trascorsi i trenta giorni dalla designazione. Malgara ha chiesto di fermare tutto spiegando che «ci sono in ballo questioni più urgenti come l'Italia» e che non desiderava trasformarsi in un problema aggiuntivo rispetto ad altri, e ben più gravi, problemi. Non tutti avrebbero rinunciato tanto responsabilmente a un incarico assai prestigioso. Malgara esce così dalla scena veneziana con un plauso esplicito e convinto delle stesse opposizioni che, in commissione Cultura alla Camera, si erano fieramente battute contro la sua candidatura. Espressioni di stima e di profondo apprezzamento arrivano anche da Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia e vicepresidente di diritto della Biennale («una sensibilità particolarmente encomiabile») che non gli aveva risparmiato critiche. Il gesto di Malgara, come spesso accade in certi frangenti legati alle istituzioni culturali, potrebbe paradossalmente trasformarsi in un nuovo, diverso capitolo. Perché non immaginare una sua collaborazione con la futura Biennale, notoriamente bisognosa di sostegno economico da parte dei privati? Il presidente di Auditel è uomo di comunicazione, eccellente conoscitore dei mercati italiani e internazionali. Da una frattura potrebbe nascere una nuova alleanza per un obiettivo comune. Ed è esattamente ciò che sollecita a tutti il capo dello Stato nella complessa, dura stagione in cui viviamo.