Nomina bloccata a un passo dalla firma di Galan: «Ora sarei solo un problema» Il ministro: È stato un gesto signorile di pacificazione e distensione Martella (Pd): Governo dimissionario, un segno di rispetto per la città e le sue istituzioni Golsis (Lega): Ha dimostrato grande responsabilità, era l'uomo giusto al posto giusto Scadevano ieri i 30 giorni per i pareri delle commissioni parlamentari VENEZIA - Polemiche, dichiarazioni di fuoco, scambi di battute più o meno eleganti. E ancora: sfide, prove di forza e audizioni. Ma è bastata una telefonata del ministro Giancarlo Galan al sindaco di Venezia per sciogliere la tensione. Verso mezzogiorno di ieri Giorgio Orsoni ha guardato il nome apparso sul display del cellulare, si è allontanato velocemente dal tavolo della sala ovale di Ca' Farsetti e, quando è tornato, aveva un sorriso soddisfatto. «Malgara si è ritirato - ha detto Galan a Orsoni al telefono - volevo informarti di persona». Nella mattinata era stato infatti lo stesso Giulio Malgara a chiamare il ministro dei Beni culturali per fermarlo a un passo dalla ratifica della sua nomina a presidente della Biennale di Venezia «Vista la situazione del governo ho preferito non aggiungere altri problemi a quelli che già ci sono - ha spiegato l'attuale presidente dell'Auditel -. Sono stato io a chiedere al ministro Galan di non ratificare la nomina, lui era pronto a farlo. Fino a ieri sera (mercoledì, ndr) era questa la sua intenzione. Prendere una decisione in questo momento però non avrebbe avuto senso. Avrebbe messo in difficoltà i rapporti con la città, creato problemi in più. Galan l'ha capito e ha agito, secondo me, correttamente». D'altra parte, prima ancora che Mario Monti salisse le scale del Colle ieri nel tardo pomeriggio, negli ambienti romani circolava insistentemente il nome di Paolo Baratta, presidente della Biennale in carica, come possibile ministro di un governo tecnico guidato dall'ex rettore della Bocconi. Niente di confermato nell'arco della giornata. Ma una voce battente - sostenuta dal buon rapporto tra Baratta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che forse ha influito sui piani del (quasi ex?) ministro Giancarlo Galan e dello stesso Malgara, che avrebbe rischiato di trovarsi in una posizione decisamente scomoda. La legge, in fondo, era dalla parte di Galan. Proprio ieri scadevano i trenta giorni per i pareri delle commissioni parlamentari e dunque il ministro avrebbe potuto procedere alla nomina di Malgara senza problemi. A fare pressioni sul ministro sarebbe però stato il suo capo di Gabinetto, Salvo Nastasi, che ha illustrato le conseguenze di una possibile nomina di fine mandato, avvertendo del rischio di rendere la Biennale completamente ingovernabile. Ad aggravare le difficoltà di Galan il fatto che l'eventuale formazione di un governo tecnico impedirebbe di fatto all'ex governatore del Veneto di nominare un nuovo consiglio di amministrazione in linea con la nomina del nuovo presidente. «Non so che cosa sia successo - frena Orsoni - dico solo che Malgara ha dimostrato una grande sensibilità, un comportamento encomiabile». E adesso? «Non sta a me procedere con la nomina, né fare dei nomi, ma vista la situazione del governo credo si potrà andare verso una riconferma di Baratta», conclude Orsoni. A non dire una parola in più è proprio il ministro Galan, che si è limitato a ringraziare Malgara in una nota ufficiale: «Lo ritengo un gesto signorile di pacificazione e distensione in un momento delicato della vita politica del Paese, che rende onore e merito a una figura il cui profilo istituzionale viene confermato da tale decisione», scrive Galan. «Considero saggia la decisione di non procedere alla nomina di Malgara - interviene il deputato del Pd Andrea Martella, che ha sostenuto alla Camera le ragioni dei contrari alla nomina voluta da Galan - E' una scelta condivisibile anche in considerazione del fatto che siamo di fronte a un governo dimissionario e un segno di rispetto per la città e le sue istituzioni». «E stata una ricucitura con la città», aggiunge Beppe Giulietti di Articolo 21, cui fa eco il deputato del Pd Vincenzo Vita, convinto che «una nomina contro il territorio alla fine non avrebbe giovato a nessuno». E se l'Udc e 1'Idv si prendono il merito di aver contribuito a respingere la candidatura di Malgara, l'unica voce in dissenso è quella della deputata leghista Paola Goisis: «Malgara ha dimostrato grande responsabilità - ha detto l'esponente del Carroccio - a questo punto è chiaro che era l'uomo giusto al posto giusto».