Una storia infinita che va avanti dal 2008 quando sono finiti i soldi ed è iniziata la mobilitazione. È alto molti centimetri il dossier di documenti e cronistoria sui colibrì di Miramare, vicenda cominciata nel 1998 quando Stefano Rimoli impiantò nelle serre una voliera per farfalle. Nel 2002 scade la concessione per l'occupazione di spazio demaniale, ma le serre vengono tollerate. Nel 2003 arrivano dalla Germania i primi colibrl, colonia poi accresciuta con successive donazioni per via diplomatica dal Perù, favorite dal parlamentare Roberto Menia. Entra in campo un comitato scientifico di cui è membro Piero Susmel, docente di alimentazione animale all'Università di Udine, amico di Vittorio Sgarbi e di Gianni Letta. Comune di Trieste e Fondazione CrTrieste finanziano le serre e arrivano ministri in visita: Matteoli, Pecoraro Scanio. Nel 2008 prime difficoltà economiche. Rimoli lancia l'allarme: i colibri rischiano di morire di fame. Il caso finisce in tv, alla "Iene", i padrini anche mediatici diventano Beppe Grillo, Laura Pausini, Margherita Hack, si aggiungono esponenti politici, dal figlio di Bossi, Renzo detto "il trota", per la Lega, a Maurizio Gasparri per il Pdl. Nell'ottobre dello scorso anno nuovo allarme: i colibrì rischiano di morire di fame, il ministero dell'Ambiente non finanzia più. Rimoli cerca di far passare il concetto che i colibrì «sono dello Stato» perché arrivati come «dono di Stato». In nome di questo chiede fondi al ministero dell'Ambiente. Ma gli ha dato torto il Tar, e successivamente anche il Consiglio di Stato. Il 16 novembre 2010 la storia ha la svolta decisiva. Il nuovo soprintendente Luca Caburlotto, che ha in carico Miramare, denuncia in Procura l'occupazione abusiva di spazio demianiale. La magistratura sequestra le serre. Il 17 dicembre Caburlotto emette ordine di sgombero a causa della bombola pericolosa di gpl, si parla di un trasferimento, tramite la Forestale, dei colibrl in Olanda. Il caso fa clamore. Viene interpellato Sgarbi, che ne interessa Berlusconi, il quale telefona a Rimoli: «I colibrì devono restare a Trieste». È bagarre. Da lì un susseguirsi contorto e complesso di riunioni in Prefettura, con Beni culturali, Avvocatura dello Stato, Regione. Colibrì a Bordano, a Matelica, a Genova, a Trieste? Il ministero dà 200 mila euro per restaurare le vecchie serre sgomberate, 25 mila per nutrire i colibrì, la Regione promette 600 mila euro per le serre nuove (centro di riproduzione dei volatili). Per pagare i debiti Rimoli vende molti esemplari. Nel frattempo sono arrivati fuoco e morti.