Dal Vesuvio alla Tour Eiffel. È a Parigi, rue de Grenelle, che si gioca una delle partite decisive per il futuro di Pompei. Nella sede del Musée Maillol il 29 novembre verrà ufficialmente annunciato l'impegno ad investire per Pompei degli imprenditori italiani e stranieri. Una scelta non casuale: perché Patrizia Nitti, la direttrice del Museo - dove fino al 12 febbraio è in esposizione la mostra «Pompei, un'arte di vivere - è la vera artefice del progetto, che coinvolge Unesco e ministero per i Beni culturali, che potrebbe portare agli Scavi, nei prossimi 10 anni, almeno 200 milioni di investimenti privati. Nata e vissuta in Francia, ma figlia e nipote di napoletani - il nonno era lo statista Francesco Saverio - la Nitti ha lavorato a Pompei dall'86 al '90. Portare i soldi dei privati a Pompei era una sua vecchia idea? «A Pompei ho lavorato con gioia e sofferenza, e ho imparato a conoscere pregi e difetti della zona. È una memoria imprescindibile per la storia dell'umanità. Ho scoperto la magia di questo luogo nel mondo e la sua potenzialità economica, ma mi sono scontrata con impedimenti locali e ho immaginato in un connubio da sogno, la facilità di lavorare con un portafogli estero. Poi, quando ho lasciato l'Italia per tornare in Francia, Pompei è rimasta sempre in un angolo del mio cuore». Cosa ha provato con il crollo della Schola Armaturarum? «Ho visto l'intollerabile orrore del mondo e ho sentito il dovere di reagire. È nata l'idea della mostra: avevo voglia di parlar bene di Pompei e ricostruire l'interno di una Domus dell'epoca è bastato a dimostrare quanto fosse moderna ed avanzata quella società. Ma ogni volta che sentivo i violenti attacchi all'Italia, quella vecchia idea - portare finanziamenti dalla Francia, dove gli investimenti sono defiscalizzati fino al 60, a Pompei, ha cominciato a scoppiarmi nella testa». Come ha coinvolto il Consorzio Epadesa? «Ho parlato con la presidente prospettandole i vantaggi che possono derivare dal legare l'attività di un consorzio che riunisce le 2500 più grandi imprese tecnologiche del mondo con l'immagine della più avanzata città antica. Il passo successivo è stato quello con l'Unesco: da l' Epadesa e dall'Unione industriali di Napoli è partita una lettera d'intenti con la disponibilità ad investire a Pompei per il direttore generale dell'Agenzia. Il 28 novembre, a Parigi, Unesco e ministero firmeranno la convenzione che permetterà di aprire la gara su Pompei agli investitori privati, italiani e stranieri». Quanto e su che cosa investiranno gli stranieri? ,(Si è parlato finora di 200 milioni in dieci anni, in base alle emergenze rilevate dal ministero, ma potrebbero anche essere di più. Adesso si tratta di mettere a punto tutti i meccanismi tecnico-giuridici necessari. Il ruolo dell'Epadesa sarà solo quello di finanziare interventi di restauro all'interno del sito archeologico, progetti e lavori, infatti, resteranno interamente in carico a Soprin tendenza e ministero». Che cosa si aspetta da questo progetto? «Quando sarà realizzato anche il piano di investimenti nelle infrastrutture dell'area messo a punto dagli industriali, che Pompei possa finalmente esprimere tutto il suo enorme potenziale per migliorare l'intero territorio. Allora sarò soddisfatta: ho imparato tanto a Pompei, avrò ripagato la lezione ricevuta».