È in stazione, Fabrizio Vona. Da Bologna sta tornando a Bari. «Mi dia il tempo di salire in vettura. Ma non sarebbe il caso di fare l'intervista giovedì, dopo che ho firmato il contratto? Sa, per scaramanzia». Ma no, professore, non è ancora arrivato e gli fa il napoletano? La nominai ufficiale. Non tergiversi. «E va bene». Che cosa l'ha spinta a puntare su Napoli? «Che vuole che dica? Napoli è una città straordinaria. Non c'è neanche bisogno di spiegare i motivi di questa scelta. Ha musei meravigliosi, alte competenze. Non conosco avventure artistiche migliori. E poi io sono di origine ciociara e, come tutti i regnicoli, ho il complesso della capitale. Potrei parafrasare Paolo Conte: "Napoli per noi, che stiamo in fondo alla campagna..."». Non male come biglietto da visita. La domanda di prammatica, però: qual è la prima cosa che farà a Napoli? «Ma che fretta. Mi faccia arrivare. Devo ancora imparare, studiare. Il mio sguardo è ancora da esterno». Un'idea se la sarà fatta? «E come no. C'è molto da fare nella linea di chi mi ha preceduto, lavorando molto bene, ma fare anche altro. Napoli ha un patrimonio culturale sterminato, si può lavorare all'infinito». Diplomatico, come avvio. Magari rivaluterà la sua amata arte medievale. Certo. Ci sono tesori dell'epoca angioina unici al mondo, ma anche capolavori delle epoche precedenti, dell'età normanno-sveva e bizantina». Invece a Napoli pare che sia nato tutto nel Seicento, con il barocco che ha spalmato la sua patina sull'immagine artistica della città. «infatti. Ma questa città artisticamente non ha conosciuto pause. Medioevo, età moderna, arte contemporanea. Non s'è fatta mancare nulla». E proprio nell'arte contemporanea Napoli ha una forte vivacità pubblica e privata. «Caspita, Io so benissimo. E spero di lavorare bene con tutte le istituzioni e gli artisti presenti a Napoli. So che avrò un grande aiuto dai funzionari della soprintendenza che conosco come persone di altissimo livello professionale». Lei avrà visitato Napoli tantissime volte... «... naturalmente». ... e che cosa, da visitatore, l'ha più colpita? «Ma come si fa a scegliere? Qualsiasi risposta sarebbe sbagliata. Farei torto a qualcosa o qualcuno. Adoro Napoli, anche se qualche volta fa venire i nervi». Si sta scoprendo. In che cosa? «No, non mi faccia dire cose che non voglio. Come tutte le città complesse, Napoli sa farsi amare e sa farsi odiare». Per esempio? «Ci sono potenzialità enormi. Qui ho visto mostre meravigliose. Ma oggi, purtroppo, siamo sotto il potere del dio Soldo, che latita. E non sempre si riesce a fare tutto. Per fortuna, a Napoli c'è Capodimonte che, secondo me, è il più bel museo d'Italia, perché ha tutto e, me lo faccia dire, non è provinciale, come lo sono gli altri. E poi ci sono Villa Pignatelli, la Floridiana, San Martino. Devo continuare? Ecco, se proprio devo indicare un obiettivo, vorrei portare più persone a Capodimonte». Per fortuna che ne vanno già tante. «Ma sono sempre poche».