Caro direttore, non cala il tono degli accenti trionfalistici con cui si parla del futuro di Pompei da quando si è saputo che nel sito archeologico arriveranno 105 milioni di fondi europei. Sembra sfuggire al ministro Galan, al sottosegretario Villari e al presidente Caldoro un aspetto niente affatto secondario: che i lavori non sono ancora partiti (0Faremo in modo da cominciarli nel primo trimestre del 2012» ha auspicato il commissario europeo Johannes Hahn) e che i temporali non hanno concesso una moratoria fino alla conclusione dell'iter, per ora sulla carta. Dunque, se è vero che sui fondi europei non ci piove, è altrettanto vero che, mentre negli uffici si prepara la documentazione necessaria per avviare gli interventi che verranno, sugli scavi può piovere stanotte, domani, la prossima settimana, fra quindici giorni o fra un mese. E i cedimenti strutturali, le cui cause i periti stanno accertando, dalla pioggia vengono favoriti. E allora che succederà nel sito archeologico, che è sotto gli occhi del mondo per la sua unicità e purtroppo anche per l'approssimazione, l'immobilismo e la confusione che per anni ne hanno contraddistinto la gestione? Non ci rassicura un ministro che stabilisce la gravità dei crolli scattando foto con il cellulare. A che serve che il direttore generale delle antichità e il presidente del Consiglio superiore per i beni culturali confermino che mancano le informazioni utili per stabilire quali azioni intraprendere per salvare Pompei, quando basta un clic del telefonino di Galan per dimostrare che »per un muretto insignificante» venuto giù si è favoleggiato di crolli? Nella storia millenaria di una Pompei che ne ha viste tante, questo non era ancora accaduto. E non perché non c'erano i telefonini. Il sottosegretario Villari, che protestava per la mancata messa in sicurezza del sito, ci ha trasmesso lo sconcerto di Massimo Troisi di fronte alla domanda"Chi ha preso i soldi del Belice?". Chi ha preso i soldi di questo eterno Belice che è stata Pompei? Chi avrebbe dovuto mettere in sicurezza il sito, se non lo stesso ministero attraverso quei suoi dirigenti preposti agli uffici periferici che sono i sovrintendenti? Perché mai in passato è stato designato al ruolo di commissario un responsabile della Protezione civile, se non ha potuto neppure ridurre il rischio idrogeologico? La risposta, che in un paese democratico e civile deve arrivare dalla politica, probabilmente arriverà ancora una volta dalla magistratura, ordinaria e contabile, che sta indagando su crolli, restauri, appalti, sprechi. Abbiamo assistito a un continuo balletto di cifre sui fondi stanziati, disponibili, impegnati. E impegnati per che cosa? La sovrintendenza avrebbe in cassa 40 milioni di euro secondo il sottosegretario Villari, 54 secondo la senatrice De Feo,60 secondo l'Ugl.,niente secondo la soprintendente (perché tutto è già impegnato). Qual è la verità? All'indomani dell'ultimo crollo, la sovrintendenza affermava che una carta del rischio esisteva e un programma straordinario degli interventi per il recupero dell'area archeologica era stato messo a punto. Qual è il programma di interventi e che cosa c'è scritto in questa mappa del rischio? Le domande sono tante e l'opacità delle risposte è sempre la stessa. Coni fondi europei non potrà esserci la stessa opacità, assicurano, perché l'Unione europea vigilerà sulla soprintendenza e perché un piano complessivo c'è. I 105 milioni, infatti, saranno spesi in base al progetto approvato dal Consiglio superiore dei beni culturali, articolato in cinque fasi di intervento. La prima fase è il cosiddetto piano della conoscenza: rilievi, verifiche e indagini idrogeologiche. Spesa prevista: 8 milioni di euro, più200milaperl'indagine idrogeologica. Giova ricordare che il preside della facoltà di architettura della Sun, Carmine Gambardella, affermò quando crollò la casa dei gladiatori che un lavoro di mappatura era stato in gran parte già effettuato dal Benecon (il centro regionale di competenza per i beni culturali), in collaborazione con la Guardia di finanza. Sarebbe stato possibile completarlo a costo zero, aggiunse, e, se il ministero avesse installato georadar e sensori acustici nelle case, la Schola probabilmente sarebbe ancora in piedi. Che risposte ci sono state a queste affermazioni? E falso, o ci si appresta a spendere una parte dei fondi europei per qualcosa che sostanzialmente già c'è? Con i soldi in arrivo, con nuovi soggetti che si fanno avanti, l'esigenza di trasparenza si fa prepotente. Ed esternazioni generiche del tipo «ci sono segnali della presenza della camorra nella gestione di Pompei», se non suffragate da indicazioni precise, servono solo per aggiudicarsi un titolo nel giornale. Pompei non è cosa privata di nessuno. E patrimonio dell'umanità, è patrimonio dell'identità culturale italiana e campana. Partendo da questa premessa, il Pd darà vita a un'iniziativa pubblica, con la partecipazione anche di esponenti nazionali, il prossimo 18 novembre, per svelare i misteri di Pompei. L'autrice è responsabile cultura Pd Campania