Nei giardini della Triennale l'opera del '73, definita dall'autore «composizione pintoscultorea» Due figure sono copie degli originali custoditi al Museo del '900 MILANO. Al padre degli dei Giorgio de Chirico dedicò alcuni dei suoi omaggi più fascinosi. E Giove Pluvio, riconoscente, si è concesso ieri un breve riposo: il tempo necessario per l'inaugurazione, nei giardini della Triennale di Milano, dei "Bagni Misteriosi", il famoso complesso scultoreo, anzi, la «composizione pintoscultorea», come l'aveva definita il suo stesso autore, dall'esistenza sino a oggi travagliata: la piscina, due cabine, i due bagnanti, il cigno, la semisfera e, all'esterno, surreale, o metafisico?, il pesce. Copie, di pugno dei robot antropomorfi della Margraf di Chiampo (Vicenza), i nuotatori e il pesce. «Che c'è di male? Ci sono opere che chiedono di essere vissute, usate, anche usurate dalla gente - ha spiegato Stefano Boeri, assessore alla Cultura, mentre, con Davide Rampello, alla guida della Triennale, e Paolo Picozza, presidente della Fondazione de Chirico, strappava i lunghi veli che celavano i "Bagni" -. Certo, il capolavoro di de Chirico, nella sua "pietra di Vicenza", è meglio conservarlo in un luogo più idoneo com'è il Museo del '900. Ma queste copie sono perfette per essere frequentate dalla gente, anzi, stiamo studiando un'apertura nella cancellata del Parco Sempione per renderle facilmente raggiungibili». Quasi un risarcimento postumo a de Chirico, la ricomposizione dei "Bagni" alla Triennale. Anno 1933, Quinta Triennale. «Vi eseguii una grande pittura murale. Riuscì benissimo ed era anche d'un bell'effetto - raccontò nelle "Memorie della mia vita" -, malgrado che il pittore Sironi mi avesse attaccato davanti certi giganteschi lampadari di stile cubista e mi avesse messo in mezzo un mosaico di Severini che ci stava come i cavoli a merenda. Quella mia pittura suscitò grandi livori. Dopo poi la chiusura dell'esposizione furono distrutte tutte le pitture di quella sala perché sarebbe stato troppo scandaloso distruggere solo la mia». I "Bagni", invece, sono opera del 1973, Triennale numero quindici. Erano una delle dodici creazioni per spazi pubblici del progetto "Contatto Arte-Città" ideato da Giorgio Macchi, una delle due sopravvissute. Sinora: sempre ieri Boeri ha promesso il «massimo impegno» per recuperare anche il distrutto "Teatrino" di Burri. I "Bagni" rivelano echi di Volos, luogo natio di de Chirico. Scriverà Nikolaos Velissiotis, presidente del Centro Ellenico di Cultura di Milano, pure originario di Volos, nel numero in uscita di "Metafisica": «Se de Chirico è un costruttore di enigmi, i "Bagni Misteriosi" sono l'enigma più facile e insieme più gioioso».