Ieri a Pompei, in occasione della visita del commissario europeo Hahn, c'erano i ministri Galan e Fitto, il sottosegretario Villari, il governatore Caldoro, la soprintendente Cinquantaquattro, numerosi dirigenti dei Beni culturali, manager e imprenditori. Parte così la corsa contro il tempo per salvare il grande sito archeologico, messo in pericolo soprattutto da una situazione idrogeologica critica. Lo stesso Hahn ha assicurato: «Faremo in modo di avviare i lavori nel primo trimestre del 2012». Entro fine novembre la Soprintendenza dovrà inviare tutta la documentazione a Bruxelles. Da una parte il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan accompagnato dalla guida della Soprintendenza Mattia Buondonno. Dall'altra il commissario europeo Johannes Hahn e il ministro per i Rapporti con le Regioni accompagnati dal direttore degli Scavi Antonio Varone e dalla soprintendente Teresa Cinquantaquattro. Al centro di un altro gruppetto il sottosegretario Riccardo Villari. Poi, in ordine sparso, il governatore Stefano Caldoro, il presidente dell'Unione industriali Paolo Graziano, il presidente della Camera di commercio di Napoli Maurizio Maddaloni, l'amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri. Ieri a Pompei gli ospiti «eccellenti» erano davvero tanti. Ognuno con i propri collaboratori, quasi tutti per lo più curiosi proprio come i due milioni di turisti che ogni anno visitano l'antica città. Tutti presenti per dare il via a una corsa contro il tempo per la quale finalmente sono disponibili finanziamenti consistenti: 105 milioni in arrivo da Bruxelles. E il commissario Hahn, che ha visitato per la prima volta il più grande sito archeologico occidentale, ha assicurato: «Faremo in modo di poter avviare i lavori nel primo trimestre 2012». Il ministro Galan racconta: «Il commissario è rimasto stupefatto dall'immensità di Pompei». E il termine immensità era chiaramente riferito sia alla grandezza in termini di importanza, sia a quella in termini di dimensioni. Infatti Galan ha più volte sottolineato che gli Scavi sono grandi come Rovigo. Il ministro e il sottosegretario Villari hanno poi voluto mostrare a tutti, e in particolare ad Hahn, i crolli degli ultimi tempi, «sui quali si è molto favoleggiato», ha puntualizzato Galan, aggiungendo: «Volevano le mie dimissioni e lei (la soprintendente, ndr) doveva essere fucilata». In effetti non saranno certamente i muretti di epoca moderna che hanno mostrato segni di cedimento le prime emergenze del piano per Pompei, anche se il sottosegretario ha rimarcato che comunque va monitorato tutto il sito e si deve intervenire su tutte le situazioni, «perché in questi casi siamo stati fortunati». «La priorità è la messa in sicurezza degli Scavi, a partire dalla situazione idrogeologica», ha detto Villari, ha sottolineato Galan, ha ripetuto la soprintendente Cinquantaquattro. La quale ha specificato: «Dovremo inviare tutta la documentazione a Bruxelles entro fine novembre. Poi potrà partire il monitoraggio e contemporaneamente si dovranno rivedere i progetti già pronti e, in base agli esiti del monitoraggio, mettere a punto i nuovi. L'intera operazione sarà effettuata entro il 2015». L'intervento su Pompei rappresenta «un grande progetto che vede l'intesa delle Regioni perché all'interno del programma pluriregionale sono state trovate le risorse. E una buona pratica europea perché abbiamo previsto tutta la filiera dell'intesa con il governo, con l'ammissibilità e la verifica da parte dell'Unione europea. Sarà una risposta non solo all'emergenza degli ultimi mesi ma anche alla necessità di tutelare un bene dell'umanità così esteso», commenta Caldoro. E un'occasione per guadagnare, dice Galan, «perché il turismo culturale funziona, sebbene in periodo di crisi». Tutto bene allora? Secondo l'Ugl, no. «Galan esulta ma i lavori di somma urgenza non si vedono. Eppure in cassa ci sono 60 milioni. Ci fa piacere che il ministro Galan abbia la coscienza a posto, ma anche l'ex ministro Bondi ce l'aveva, eppure Pompei cadeva a pezzi. E i fondi europei che il ministro vanta come un grosso risultato ottenuto, in realtà sono risorse vecchie, non spese e oggi riprodotte», sostiene il segretario di Napoli, Francesco Falco. «Ci chiediamo dov'è la programmazione», aggiunge il coordinatore nazionale dell'Ugl Beni culturali, Renato Petra. Un pessimismo con condiviso da molti dirigenti del ministero ed esperti presenti ieri a Pompei, secondo i quali gli Scavi sono tenuti meglio di altri siti archeologici in Italia e soprattutto all'estero. Tra l'altro, tutto sommato, a parte qualche disagio per le strade invase dall'acqua, le forti piogge di domenica non hanno prodotto danni. Per qualcuno, invece, non produce vantaggi lo straordinario patrimonio archeologico. «Il Comune deve provvedere alla raccolta dei rifiuti per i due milioni di visitatori che arrivano ogni anno e questo comporta un aggravio della Tarsu per i residenti», si sfoga il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio, anche lui tra le tante autorità che ieri passeggiavano negli Scavi: «Le strade risentono, ovviamente, del transito di auto e bus. E paghiamo noi i vigili urbani che devono indirizzare il traffico. Eppure il Comune è praticamente ignorato quando si parla di Pompei. In passato abbiamo inviato, vanamente, una nota a Berlusconi per sottoporgli il problema. Bondi rispose negativamente alle nostre sollecitazioni. Per questo giovedì approveremo l'allargamento della zona a traffico limitato e stiamo realizzando nuovi parcheggi, operazioni propedeutiche all'introduzione di un ticket per i bus turistici. Pensiamo a un biglietto d'ingresso di 50 euro che dovrebbe entrare in vigore da luglio. Stiamo lavorando anche per migliorare l'accoglienza. A beneficio dei visitatori, certo, ma anche per far sì che la popolazione abbia in qualche modo un ritorno dalla presenza sul nostro territorio di questo straordinario patrimonio».