(Terra Milano) AMBIENTE. La denuncia di "Salviamo il paesaggio": in Italia, dove ci sono 10 milioni di case vuote, bisogna smettere di costruire. Negli ultimi trent'anni abbiamo cementificato un quinto dell'Italia, circa 6 milioni di ettari mentre sono 10 i milioni di case vuote. Eppure si continua a costruire. Questa la denuncia dell'assemblea 'Salviamo il Paesaggio', tenutasi nei giorni scorsi in un luogo simbolo: Cassinetta di Lugagnano (Mi), primo comune d'Italia ad avere deliberato la crescita zero del proprio Piano di Gestione del Territorio. A Cassinetta, quindi, non si possono costruire nuove abitazioni, ma si può solo recuperare l'esistente. L'iniziativa nasce da un'idea del Movimento Stop al Consumo di Territorio e dell'associazione Slow Food e vanta l'adesione di organizzazioni come Legambiente, LIPU, Movimento per la Decrescita Felice, Altreconomia, Associazione Comuni Virtuosi, oltre a più di 400 gruppi e comitati locali. Cuore tematico della campagna, la speculazione edilizia e l'abusivismo, spesso al centro di disastri o emergenze ambientali. Secondo quanto emerso dall'ultimo censimento 2011 sulle aree rurali, La Lombardia è scesa sotto la soglia del milione di ettari di territorio agricolo disponibile. Sul totale delle superfici consumate, i due terzi riguardano proprio quelle più fertili. Con un impatto sia sulla produzione alimentare che sulla difesa ambientale. Ogni anno perdiamo una potenzialità di produzione, spiega Coldiretti Lombardia, pari a 27 mila tonnellate di grano e si riduce di 850 mila tonnellate la capacità del terreno di immagazzinare anidride carbonica che così, in parte, finisce nell'aria che respiriamo. «Una volta che si è cementificato, non si torna più indietro» ha commentato Pietro Raitano, direttore di Altraeconomia, «Questo è il vero debito pubblico che dobbiamo saper affrontare». Tre gli obiettivi cardine dell'Assemblea: fare un censimento in tutti i Comuni italiani degli alloggi sfitti o degli edifici inutilizzati; una campagna di comunicazione; una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela del paesaggio e del suolo, da sottoporre alla necessaria raccolta firme e, quindi, da suggerire alle commissioni parlamentari. «Io la definirei una ventata di nuova democrazia, perché i cittadini si riappropriano di un loro bene comune» ha dichiarato Alessandro Mortarino, coordinatore del Movimento Stop al Consumo di Territorio. Presenti all'incontro c'erano anche e soprattutto loro, i veri protagonisti della terra, nonché della produzione alimentare. I contadini. L'Assemblea ha visto inoltre la partecipazione di oltre 500 persone provenienti da 18 regioni. Mentre le prime adesioni individuali per un'iniziativa a così ampio raggio contro il consumo di territorio sono già arrivate a quota 4000: ad aderire docenti universitari, sindaci, urbanisti e architetti, produttori agricoli, tutti pronti a fare fronte comune contro una dei problemi riguardanti il nostro futuro. Secondo Stefano Boeri, assessore per l'Expo, «L'Expo deve essere un traguardo. Per il 2015 cercheremo di diventare una grossa metropoli agricola». Perché i suoli fertili sono una risorsa preziosa, e non rinnovabile.
Terra
8 Novembre 2011
Lo stivale di cemento del Belpaese
CA
Camilla Minarelli
Terra
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Bene culturale
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