Parole, parole, parole. Vezio De Lucia ha alle spalle lunghe battaglie e conquiste concrete realizzate come funzionario, come assessore, come urbanista, nella difesa del suolo. Si richiama ad una lunga storia nel paese senza memoria. Una storia che inizia all'indomani del 5 novembre 1966, l'alluvione di Firenze e Venezia "citta d'arte, cit ta simbolo". Fu uno choc mondiale, i giornali hanno pubblicato anche in questi giorni le foto degli angeli dell'alluvione. Non ne abbiamo tratto nessuna lezione? «Invece si, Giacomo Mancini, che io considero essere stato un ottimo ministro, istitui la "commissione De Marchi", Giulio De Marchi era un ingegnere idraulico molto competente. Si studiarono molto approfonditamente i problemi che, in larga misura, sono gli stessi, dalla utilizzazione impropria delle aree golenali, alla cementificazione degli alvei, all'esodo dalle zone agricole collinari. Ci sono voluti piu di venti anni per dare una sistemazione legislativa seria alla difesa del suolo. La legge del 1989 prevede i piani di bacino che pero non sono stati mai fatti». A Genova si e verificato un evento eccezionale. «E vero ma la sempre maggiore frequenza con cui si verificano eventi climatici estremi fa perdere quel carattere di eccezionalita per assumere quello della ordinarieta. Il mondo scientifico ci ha messo in allarme da tempo e per questo non ce la pos- siamo prendere con la natura, perche sappiamo che si tratta di scenari con cui ci dovremo misurare sempre piu frequentemente». Lei, quindi, vorrebbe recuperare il modello della commissione De Marchi e aggiornarlo? «Una commissione che elabori, rapidamente, con il contributo dei migliori scienziati, le misure per fronteggiare la situazione nuova. Ma, lo dico senza alcuna retorica, il problema che si pone e quello di un diverso modello di sviluppo. L'urbanista Pietro Laureano spiega che l'uso del- le risorse naturali riproducibili e su- periore a quello che la natura stessa riesce a produrre, siamo sempre in debito con la natura. Mettere in discussione il modello di sviluppo si- gnifica collegare la crisi ambientale e la crisi economica. Ci vuole una moratoria nel consumo del territo- rio. Uno stop. In Liguria c'e stato un dissennato consumo del territorio. Ma..." "Ma?" «Bisogna chiedersi se sia giusto proseguire sulla via della sussidiarieta e del federalismo, spostare i centri di decisione verso il basso, secondo un federalismo verticale, secondo il sistema delle autonomie. Io penso che si dovrebbe po- tenziare la responsabilita naziona- le rispetto alla gravita di questi fenomeni. Ci vogliono scelte politiche nazionali, anche perche oggi c'e la difesa del suolo, in tutta la sua gravita, ma sappiamo che domani potremmo trovarci di fronte a un altro terremoto». Milioni e milioni. Ad ogni cataclisma si fa appello alla necessita di investimenti milionari. Ma i soldi non ci sono e tutto resta come prima. «La messa in sicurezza del paese ha potenzialita di densita occupazionale molto forti. Si tratta di operazioni anche minute, ci vorrebbe un piano del lavoro, come ai tempi di Di Vittorio, solo che oggi dovrebbe essere rivolto a ceti preparati per il recupero agricolo, per i centri storici, per l'assetto idrogeologico. Quanti partiti hanno considerato questo problema di difesa del territorio, che e anche un problema di difesa della vita umana, una priorita nazionale assoluta? ». Servono un sacco di soldi «Le spese si pianificano, non e una questione che si risolve dall'oggi al domani, e un tema che riguarda in tere generazioni future. C'e la priorita politica che, lo dico anche per il mestiere che faccio, dovrebbe essere allargata al paesaggio, abbiamo un Codice per la difesa del paesaggio. Ma i piani paesistici non si fanno. Sicurezza, integrita fisica, difesa del suolo e delle acque: si devono intrecciare crisi economica e crisi ambientale in un grande tema nazionale». Berlusconi ha detto che si e costruito dove non si doveva. Si e levato un coro per dire che lo hanno permesso i suoi condoni. «Ne ha fatti di condoni ... E, fino a ieri, si e parlato di uno nuovo. Bisogna stare attenti perche il primo condono lo fece Craxi nel 1985, poi ci sono stati quelli di Berlusconi, nel 1994 e nel 2003. Uno ogni nove anni, il 2012 e a rischio». C'e stato anche il piano Casa. Se avessi una villetta nei pressi di un corso d'acqua potrei allargarmi. «Il Piano casa e un condono preventivo, soprattutto quello del Lazio e spaventoso. Ora Berlusconi dice che si e costruito dove non si doveva, se quello che e accaduto servisse a impedire nuove sciagu- re, gia sarebbe qualcosa. Ma bisogna impegnarsi e dire "mai piu condoni"» 6 novembre 2011 Vedi tutti gli articoli della sezione "Ambiente"