FIRENZE Due millenni in tondo al mare. Poi, cinque anni di restauri. E ora la meraviglia di un bronzo greco che per bellezza e per importanza archeologica è pari solo ai guerrieri di Riace.E" il Bronzo di Lussino, la statua di un atleta alta circa due metri del tipo definito Apoxyòmenos scoperta per caso nel 1999 a quarantacin-que metri di profondità, nelle acque dell'isola croata di Lussino. Ma c'è voluta tutta la professionalità e l'esperienza dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze per liberare quell'atleta in bronzo dal guscio delle incrostazioni che lo ricoprivano. L'intervento di restauro raccontato in anteprima nell'ultimo numero della rivista «Archeologia Viva» richiesto e realizzato in team con il Laboratorio di restauro di Zagabria, ha permesso di arrivare alla datazione dell'opera fra il IV e III secolo a.C. e all'attribuzione dell'archetipo, cioè della cera originale dalla quale attraverso i calchi (fusione a cera persa) vennero realizzale numerose statue greche. La testa piccola rispetto al possente torace denota un'evoluzione rispetto a Policleto ma anche rispetto a Lisippo. E sempre da quest'ultimo l'autore sembra aver preso la ricerca del movimento e il senso di equilibrio precario del corpo. Dopo la pulitura sono emersi inoltre dettagli raffinatissimi, come gli inserti in rame dei capezzoli e delle labbra. La statua era ridotta in pessime condizioni. Forse, prima di essere caricata in nave per raggiungere l'Italia, la Spagna o la Gallia, era stata abbandonata per qualche secolo sulla terra-ferma. All'interno infatti sono stati trovati nidi di topo ed è stato proprio questo materiale organico ad aiutare nella datazione. Dopo la presentazione e T'inaugurazione in Croazia, la statua è attesa per una mostra a Firenze, su interessamento della stessa sovrintendente dell'Opificio Cristina Acidini.