DISASTRI AMBIENTALI Le tragedie avvenute fra Lunigiana e (soprattutto) Liguria sono gli ultimi casi di una serie di gravi eventi causati da piogge eccezionali, ma anche dall'approccio verso il territorio tipico della condizione moderna e contemporanea. Per decenni si è pensato che il territorio fosse un foglio bianco su cui gettare le tessere colorate e geometriche delle destinazioni d'uso urbanistico: in un settore la residenza, in un altro gli impianti industriali, in un altro ancora il grande centro commerciale, e così via. Il tutto secondo logiche standardizzate e senza un legame rilevante con le locali specificità a livello di geologia, idrografia, esposizione e stabilità dei versanti, identità culturale, storia, bellezza paesaggistica, ecc.. Ecco quindi per esempio le lottizzazioni su terreni pianeggianti in vicinanza magari di un torrente che torna a farsi vedere alla prima pioggia abbondante; o le case, talvolta costruite abusivamente, su fianchi collinari franosi. È chiaro che le recenti alluvioni sono eventi eccezionali (anche se purtroppo stanno diventando la norma), ma le tragiche conseguenze sull'uomo e i suoi manufatti sono state aggravate anche da una gestione urbanistica indifferente ai luoghi. Molti enti e istituzioni stanno affrontando la questione, con la promulgazione di leggi e norme volte a ridurre la cementificazione dei suoli e a prevenire i rischi idrogeologici, con perimetrazione delle aree in cui non si potrà edificare perché soggette a pericoli di vario tipo. La sfida per il futuro è dunque di assicurare una corretta applicazione delle norme esistenti e di emanarne di nuove nella giusta direzione. E intanto di rimediare ai danni del passato. Anche nel territorio livornese, come peraltro previsto dagli strumenti urbanistici, si dovrà sia pensare alla messa in sicurezza delle aree a rischio, sia realmente occuparsi del riuso del patrimonio edilizio esistente, limitando il consumo di suolo. Andrebbero allora evitati ulteriori incrementi edilizi, e posta particolare attenzione alle aree di pregio ambientale, dove peraltro in certi casi sono stati realizzati interventi, anche abusivi e illegali poiché al di fuori di qualunque strumento di pianificazione urbanistica, che hanno comportato una compromissione della bellezza paesaggistica (che, occorre ricordarlo, l'Europa pone tra i valori fondamentali dell'Unione, tramite la Convenzione Europea sul Paesaggio), e che rischiano di mettere in pericolo la sicurezza idrogeologica dei versanti collinari, con tutte le conseguenze del caso. Non scordiamoci che, tradizionalmente, la bellezza paesaggistica derivava da un coerente rapporto, quasi simbiotico, tra uomo e ambiente naturale: un rapporto che è andato perduto e che va ritrovato senza indugi. urbanista