Lappello di Saitta al capo della protezione civile: servono 530 milioni Il presidente: "Il nostro è un territorio fragile, va messo in sicurezza" Servirebbero 528 milioni per mettere in sicurezza da frane e crolli le vallate intorno a Torino. É il conto che il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, ha presentato al responsabile nazionale della Protezione civile, Franco Gabrielli, arrivato ieri mattina a Torino per seguire da vicino landamento dellalluvione che da tre giorni preme sul Piemonte. «Il nostro é un territorio fragile - ha spiegato Saitta - ogni volta che siamo in emergenza si promettono risorse e aiuti, che però poi non arrivano. Avremo guai fino a quando non il territorio non sarà messo in sicurezza». Il riferimento é soprattutto alle valli Pellice e Germanasca, che negli ultimi anni sono state più colpite da alluvioni e devastazioni. «Sono territori fragili - ha illustrato Saitta - che hanno bisogno di interventi sui versanti e sulle infrastrutture». La prova, se servisse, é anche nelle cronache di ieri. Sono isolati da ieri mattina i Comuni di Prali, Massello e Salza, per la chiusura di due strade statali. Ed é stato riaperto solo in serata, sotto il monitoraggio della protezione civile, il ponte sul fiume Pellice a Garzigliana, sulla statale che collega Pinerolese e Cuneese. Dopo lalluvione del 2009 che ha fatto quattro morti in Val Pellice la Provincia ha scritto un piano di messa in sicurezza. «Solo dal punto di vista delle acque servono 11 milioni. Ne abbiamo appena 5. In queste condizioni é chiaro che qui ogni pioggia diventa emergenza. Dove invece sono arrivati i soldi e si sono fatti gli interventi le cose sono andate diversamente». Nel Canavese ad esempio: per mettere in sicurezza il nodo di Ivrea sono stati spesi quasi 30 milioni. «Abbiamo tutti i progetti - ha concluso Saitta - ma serve un piano serio di investimenti, perché alle necessità storiche da domani si aggiungerà il conto dei danni di questa ennesima calamità». Una situazione che Gabrielli ha assicurato di conoscere bene sia per quanto riguarda il Piemonte, sia per molte altre zone dItalia. «Il nostro é un territorio - ha sottolineato - che ha subito comportamenti scorretti, sia da parte delle istituzioni sia dei cittadini, con cementificazioni e costruzioni fatte dove non si doveva costruire». Gabrielli ha elogiato il sistema di gestione e prevenzione dellemergenza messo in campo dal Piemonte e ha richiamato lurgenza di «una sorta di nuovo patto sociale tra le istituzioni e la gente che deve informarsi e tenere comportamenti quanto più volti ad autoproteggersi». Per il numero uno della Protezione civile questo «non vuol dire arrangiarsi, ma mettere in pratica la più elementare e efficace nozione di protezione civile: Se io mi metto in pericolo - ha spiegato - non cè dispositivo di sicurezza che possa evitare situazioni di rischio. Nel 1800 nessuno guardava prima di attraversare la strada, oggi lo fanno tutti. Se cominciassimo ad avere lo stesso atteggiamento per quanto riguarda i rischi del territorio non conteremmo sempre morti, feriti e danni». Anche il presidente Cota ieri ha fatto lennesimo appello ai cittadini perché si informino e siano prudenti. «Il sistema regge quando tutti collaborano e si tengono al riparo dai pericoli: la protezione civile siamo tutti noi» ha sottolineato il governatore.