Bloccati da nove mesi. Da un bicchiere di frullato. È la storia paradossale della riqualificazione dell'Arengario, uno del gioielli di Milano, che dovrà ospitare il nuovo Museo del Novecento. I finanziamenti ci sono, il progetto esecutivo anche, ma i lavori non sono potuti partire perché i negozi e le associazioni affittuarie del Comune non vogliono lasciare gli spazi. Anzi. Qualcuno come Viel, la celebre catena di negozi di frullati, ha presentato ricorso e ha ottenuto dal Tribunale il prolungamento del contratto fino al 31 marzo. C'è poi la situazione di Milano sport, società del Comune, che ha chiesto una sede adeguata per il trasferimento. Dove «adeguata» significa un trasloco centro-centro. C'è infine la situazione dell'Apt. Doveva traslocare negli ex bagni diurni del Cobianchi. Ma ci si è messa di mezzo la iella più nera. La sovrintendenza ha bloccato per sette mesi i lavori di ristrutturazione del Cobianchi perché durante gli scavi sono stati trovati reperti della Milano romana. Quindi? Tutto fermo. Nonostante i 25 milioni di euro e nonostante i progetti disegnati a tempo di record. Unica via d'uscita. Rischiosa. Palazzo Marino ha deciso di dare il via all'esproprio «locativo». Ossia, rientrare in possesso dei locali affittati. Con la motivazione che il rifacimento dell'Arengario e la creazione del Museo del Novecento è opera di pubblica utilità. Ma la spada di Damocle dei ricorsi è sempre pendente. La procedura d'urgenza partirà in questa settimana. I dubbi sono tanti. Procedere all'esproprio contro Milano sport? Come fa il Comune a «espropriare» una propria società? E come la mettiamo con l'Apt della Provincia? Andare contro un'altra istituzione non rientra nell'etichetta. Quindi, l'esproprio riguarda solo Viel. Chi assicura che un nuovo ricorso non blocchi tutto di nuovo? Ma fino a che non ci sarà l'assicurazione che negozi e associazioni facciano fagotto, Palazzo Marino non può indire la gara per gli appalti dei lavori. «È tutto fermo da un annoattacca l'assessore alla Cultura, Salvatore Carrubba. Abbiamo chiesto fin dal 1999 al Demanio di liberarci questi spazi e non l'hanno fatto. Avevamo chiesto di non rinnovare i contratti». Da parte loro il Demanio e l'avvocatura del Comune si difendono a spada tratta: «È rimasto un solo contenzioso aperto replica il direttore del Demanio, Stefano Maranini , quello con Viel. Non abbiamo rinnovato nessun contratto. Spero che si possa trovare una soluzione nel giro di qualche mese». In effetti, non ci sono stati rinnovi. Anzi. Il Comune nel 1998 ha disdetto il contratto con Viel, ma il tribunale ha riconosciuto che nel 1998 non c'erano i presupposti per chiedere la risoluzione del contratto e lo ha prolungato fino a marzo 2005. Situazione paradossale. Puntualizzata dal vice-sindaco, Riccardo De Corato: «I lavori dovevano iniziare quando c'era un quadro chiaro della situazione degli affitti e soprattutto quando si fossero risolti tutti i contratti. Il mio assessorato (quello ai Lavori pubblici, ndr) è pronto ad aggiudicare la gara non appena abbiamo la certezza dei tempi».