Assemblea a Ponte S. Giovanni promossa dall'associazione contro le mafie e Pro Ponte. "Libera": " Basta deficit di governo del territorio e cementificazioni senza qualità". Assemblea gremita In tanti all'evento cui è intervenuto anche il procuratore Cardella La mafia inquina l'Umbria soprattutto col denaro sporco. Quello che spesso viene offerto a imprenditori in difficoltà. Il mafioso, qui, non porta la coppola ma è un affarista a caccia di investimenti per riciclare i soldi. E' il quadro emerso venerdì sera nell'assemblea pubblica organizzata da Libera e dalla Pro Ponte al cva di Ponte San Giovanni, ospite d'eccezione il procuratore della Repubblica di Terni Fausto Cardella, per riflettere sul problema delle infiltrazioni mafiose. Un'iniziativa stimolata dall'operazione "Apogeo", condotta da Ros e fiamme gialle coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, e sfociata in 16 ordinanze di custodia cautelare eseguite in diverse città d'Italia e nel sequestro, tra l'altro, di 300 appartamenti realizzati sull'area ex Margaritelli-De Megni. Una doccia gelata per Ponte San Giovanni, soprattutto per le famiglie che già avevano acceso mutui per acquistare casa. Secondo la Dda, è stata un'organizzazione a delinquere collegata al clan dei Casalesi ad allungare i suoi tentacoli su quegli immobili, grazie a un compromesso di acquisto stipulato fra una società con sede estera (presunta di comodo) con un imprenditore locale. All'assemblea sono emersi con prepotenza i dubbi sul destino dell'area, oltre a interrogativi su ciò che si poteva fare per scongiurare quanto l'inchiesta ha portato a galla. L'attenzione dei ponteggiani è massima, come attesta il fatto che il cva era gremito. Walter Cardinali, presidente di Libera (presente anche Norma Ferrara di Liberainformazione), ha posto una serie di domande: "Si è fatto tutto il possibile per evitare che ciò accadesse? Ci sono responsabilità politiche? Pur senza voler fare un processo a nessuno, senza dubbio va rilevato un deficit di governo del territorio che nasce dalla mancanza di un'idea forte e condivisa di città, senza cui chi governa è condizionato dai particolarismi spesso contrari all'interesse generale. Ecco perché - ha continuato - è tempo di dire basta, a Ponte San Giovanni come in tutta l'Umbria, a cementificazioni senza qualità". Cardinali ha parlato anche di "sottovalutazione del pericolo delle infiltrazioni mafiose": "Tre anni fa chiedemmo apposite commissioni e la formazione dei funzionari pubblici agli enti locali, ma di recente ha creato una commissione ad hoc solo la Regione. La sottovalutazione c'è anche nel mondo imprenditoriale e delle banche. Invece bisogna far sì che i nostri imprenditori riescano a respingere certi affari basati sul denaro della mafia, un denaro che puzza di sangue". Suggerimenti rivolti agli enti locali: "Proteggere le costruzioni sequestrate ed evitare che siano ricettacolo di criminalità. Poi, Regione, Provincia e Comune definiscano politiche urbanistiche e commerciali più partecipate. Il Comune, dal canto suo, si doti di una commissione per studiare le possibili azioni amministrative per prevenire la corruzione negli enti pubblici". Infine, l'idea di "un coordinamento fra istituzioni e cittadini, un presidio permanente di informazione e coinvolgimento della gente" per andare oltre l'esperienza dell'assemblea di venerdì. Ad alcuni dei concetti espressi da Cardinali, in particolare quello del volto tipicamente finanziario che caratterizza la mafia al Centro-Nord, ha fatto eco il procuratore Cardella. "L'operazione Apogeo è una buona notizia, perché significa che c'è vigilanza, ma è anche una cattiva notizia, perché ci richiama alla realtà delle infiltrazioni a livello locale, anche se, nel caso di specie, va usato il condizionale perché l'indagine è ancora in corso. Di infiltrazioni si parla comunque da anni. Non sono emersi metodi tipici di altre zone, come omicidi mafiosi e pizzo: è col denaro che la mafia inquina. Un rischio più forte ora, a causa della crisi di liquidità in cui si dibattono molte imprese". Una novità richiamata da Cardella è il codice antimafia adottato lo scorso settembre. "La disciplina della confisca dei beni patrimoniali tolti alle mafie interessa particolarmente gli umbri, proprio perché in questa terra il problema è semmai quello dell'ingresso di denaro sporco e dei beni con esso acquistati". L'ipotesi dell'aggressione ai patrimoni presunti criminali è piaciuta molto all'assemblea. Del resto, subito dopo l'operazione Apogeo, in tanti hanno caldeggiato l'uso "a fini sociali" dei 300 appartamenti (l'assessore regionale Stefano Vinti, presente tra il pubblico, parlò di darli alle famiglie in difficoltà, qualora possibile). Il problema emerso venerdì sera, tuttavia, è stato proprio quello di capire quali passaggi, dal punto di vista tecnico-giuridico, si possano ipotizzare. E' credibile che si arrivi all'acquisizione definitiva da parte dello Stato? E, semmai, in che tempi? Ha offerto il suo contributo anche Paolo Brutti, presidente della commissione d'inchiesta antimafia di Palazzo Cesaroni: "Il sequestro effettuato, allo stato, è di tipo conservativo, quindi sono altri gli scenari che sembrano aprirsi". Non escluso quello di un soggetto nuovo capace di subentrare al vecchio costruttore. Ma gli interventi si sono sprecati anche su un altro tema: perché sono nati i palazzoni dei 300 alloggi sequestrati? "Il complesso è andato avanti malgrado l'opposizione dei cittadini. Ora, oltre al danno, la beffa", ha detto Alvaro Mancioli, segretario Pro Ponte. Osvaldo Fressoia e Luigino Ciotti, tra quanti hanno preso la parola, hanno insistito sui rischi connessi all'assenza di "un'idea di città". Poi una giovane: "Non ci piace quel complesso di palazzi, né il progetto Colussi sul Tevere. Ci sono stati presentati solo progetti già approvati e il quartiere è stato pensato solo in funzione di tanto cemento. Semmai un giorno si dovesse decidere dei 300 alloggi, le scelte non ci passino ancora sopra la testa" Alessandra Borghi
PERUGIA Immobili sequestrati - Bacchettate alle scelte urbanistiche
Venerdì sera si è svolta a Ponte San Giovanni un'assemblea promossa da Libera e Pro Ponte, con il procuratore della Repubblica di Terni Fausto Cardella. L'evento è stato organizzato per riflettere sul problema delle infiltrazioni mafiose in Umbria, in particolare a Ponte San Giovanni. L'operazione Apogeo ha portato a 16 ordinanze di custodia cautelare e il sequestro di 300 appartamenti realizzati sull'area ex Margaritelli-De Megni. Il procuratore Cardella ha sottolineato che la mafia inquina l'Umbria soprattutto con il denaro sporco, offerto a imprenditori in difficoltà.
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