Tra i successi la sistemazione del teatro più piccolo del mondo (99 posti) a Pescaglia, con una sedia donata dai Kennedy Le sigaraie che venivano dalla campagna lucchese vi depositavano il fagotto della spesa da riportare a casa. Poi si inginocchiavano a pregare, prima di entrare a lavorare alla Manifattura Tabacchi, che si trova proprio di fronte alla chiesa di Santa Caterina, la più amata dai lucchesi, ritenuta uno straordinario esempio di architettura barocca: la pianta ovale disegnata da Francesco Pini, gli affreschi di Bartolomeo De Santi e Lorenzo Castellotti, l'altare con le statue della Carità e della Purezza di Giovanni Cybei e Giovanni Lazzaroni. Consacrata nel 1748, la chiesa dei lucchesi si trova da decenni in uno stato di abbandono e la sua cupola rischia di crollare. Ventimila firme. Per salvarla e metterla in sicurezza si è mobilitata tutta Lucca, sulla spinta del Fai e della sua presidentessa Loredana Cipriani Ciabatti. Sono state raccolte 20mila firme, e il Fai, quest'anno, l'ha collocata al terzo posto nei luoghi del cuore da salvare. Una sfida vinta con tenacia dalla signora del Fai: «Ho raccolto le firme anche in treno, nei miei viaggi a Milano o nelle città dove lavorava mio marito», racconta la Cipriani Ciabatti. Il ministero dei Beni culturali, mosso anche dalla mobilitazione del Fai, ha stanziato poi 800mila euro e fra qualche settimana partiranno i lavori. «Il sindaco Favilla sostiene che ci vorranno un milione e mezzo di euro, ma nel 2012 noi pensiamo di tornare a pregare nella nostra chiesa», spiega la presidente del Fai. Il teatrino di Vetriano. La signora del Fai (è presidente di Lucca e Massa Carrara e numero due regionale) è al suo secondo restauro. Prima della chiesa delle sigaraie, si era presa a cuore il teatrino di Vetriano, nel comune di Pescaglia, il più piccolo del mondo con 99 posti, con sedie impagliate, una delle quali è stata donata dalla famiglia Kennedy. Dopo 4 anni di lavoro e 500mila euro di soldi, il teatrino è stato restaurato e riaperto al pubblico, nel 2002. E oggi, grazie all'amicizia della Cipriani Ciabatti con Angelo Sala, direttore dei Laboratori del Teatro alla Scala, è iniziata una collaborazione cha ha portato nel piccolo teatrino nientemeno che la Tosca di Puccini (grande passione della presidente del Fai) e Madama Butterfly, andata in scena nel maggio scorso. Dirigente da Krizia. Nata a Massa da genitori veneti, Maria la mamma e Gino il padre, dirigente delle imposte, che per ragioni di lavoro è costretto a cambiare spesso città, Loredana frequenta le medie superiori e, trasferitasi nel frattempo a Milano al seguito della famiglia, entra a lavorare da Krizia con il ruolo di responsabile della programmazione e si sposa con Romolo Ciabatti, dirigente della Banca d'Italia. Matrimonio dal quale nascono due figlie, Ambra e Manuela. La brillante carriera del marito, costretto a trasmigrare di città in città (Venezia, Firenze, Vicenza, Aosta, Mantova, Livorno, Lucca ed Arezzo), costringe la Cipriani a lasciare Krizia. «E' stato per me un grande dispiacere perché avevo ottimi rapporti personali con i titolari dell'azienda Mariuccia Mandelli ed il marito Aldo Pinto», racconta. L'incontro con il Fai. A Lucca la famiglia Ciabatti approda nel 1992, dopo che lui è andato in pensione. Ed è qui che la signora incontra, attraverso un'amica mantovana, il Fai. «Decisi di dedicare le mie esperienze e conoscenze al nuovo impegno nel campo culturale, condividendo pienamente le finalità della Fondazione a tutela del patrimonio artistico, storico ed ambientale del nostro Paese. Un'esperienza straordinaria che mi ha permesso di conoscere persone di livello come Giulia Maria Crespi, Elena Croce e la compianta Fiamma Ferragamo». Nel giro di vent'anni, la signora del Fai è riuscita a centrare due obiettivi importanti come il restauro del teatrino di Vetriano e della chiesa delle sigaraie. Ma, al di là dei restauri delle singole opere, quello che preme alla signora del Fai è la diffusione della cultura della tutela e del rispetto dei beni paesaggisti e architettonici. Lucca, domenica di nubi e paure e indignazione per i morti di Genova e Aulla. La Cipriani Ciabatti abita vicino a palazzo Orsetti e guarda al cielo e all'Italia con preoccupazione. «Si è costruito troppo. Sono dell'idea che basta ed avanza il cemento esistente, mi sento in linea con le tesi di Salvatore Settis, che è peraltro consigliere del cda del Fai», sostiene. Troppo cemento. E la Toscana? Asor Rosa dice che non è più una regione felix, che il tarlo del cemento l'ha corrosa e ferita. La Toscana è mantenuta bene o male? «Nell'insieme direi non male. Sono le singole città toscane che dovrebbero sentire di più il dovere dell'attenta conservazione e della sana valorizzazione. Talvolta manca il senso del rispetto per i beni che il passato ci ha lasciato», polemizza con garbo la Cipriani Ciabatti. Zone degradate. Beni abbandonati. Paesaggi feriti. «Di casi potremmo trovarne tanti, tra noti e poco noti, sia pure con diversa rilevanza», incalza la signora del Fai. Partiamo da Lucca, la sua città. Non c'è solo la chiesa di Santa Caterina da restaurare, c'è soprattutto una città da custodire con più cura, più amore. Dice la signora del Fai: «A Lucca occorre una maggiore attenzione verso le piazze storiche, evitandone utilizzi impropri». Anche Forte dei Marmi, dove la signora ha una casa da molti anni, non si sottrae al suo giudizio critico: «Non mi piacciono la selva di cartelloni pubblicitari all'uscita dal casello autostradale e le strutture "provvisorie" e precarie che da tanti anni mortificano anche il viale a mare, tutti elementi che non si addicono alle caratteristiche dell'ambiente e della località...». E l'elenco non finisce qui. Ma dà l'idea di un impegno e di una battaglia. Di una Toscana da restituire alla sua felicità perduta.