Fu una spaventosa alluvione di fango misto a cenere e lapillo, successiva alla terribile eruzione del Vesuvio del 472 d.C., a investire e distruggere il grosso monumento funerario che gli archeologi della soprintendenza di Salerno hanno scoperto in località Galitta del Capitano, un'area della periferia di Sarno che il Consorzio per la bonifica dei bacini di raccolta delle acque meteoriche sta mettendo in sicurezza. Il mausoleo, un parallelepipedo che si leva per quasi quattro metri su una base rettangolare, secondo gli specialisti risalirebbe a un periodo compreso tra il I e il II secolo a.C.. «La straordinarietà del monumento - spiega il soprintendente Giuliana Tocco - sta nella qualità eccezionale degli elementi decorativi in stucco che ornavano le parti in caduta della tomba». Tra le altre cose, lo stucco delle decorazioni era stato impreziosito con colori vegetali dai toni particolarmente delicati. Affiancata alla costruzione, poi, è stata rinvenuta una sepoltura a camera, più antica e orientata Nord-Sud, secondo quanto previsto dai rituali religiosi del tempo, che venne sconvolta allorché fu costruito l'edificio. «Del tumulo - dice Laura Rota, l'archeologa responsabile del territorio - rimane soltanto un letto funebre, senza alcun ritrovamento dei caratteristici materiali votivi». In una zona laterale è stato anche intercettato il posto dove il defunto veniva bruciato e i resti conservati in vasi di terracotta o di vetro. L'edificio funerario si trova in asse con le tombe dipinte del IV secolo a.C. scoperte due anni fa e che lasciarono gli archeologi stupefatti sia per il perfetto stato di conservazione che per la finezza delle pitture. Le due sepolture, a cassa, dette del «guerriero» e della «principessa», allora furono recuperate e le lastre trasportate in deposito. La tomba del «guerriero» è stata restaurata di recente ed è in attesa di sistemazione in un apposito spazio da realizzare nel nuovo museo archeologico di Sarno. Per completare lo spazio museale, che accoglierà altre tombe dipinte e reperti archeologici testimonianze dell'intera valle del Sarno, secondo le stime, occorreranno finanziamenti per circa cinque milioni di euro e almeno tre anni di lavoro. Non sarà possibile invece recuperare il mausoleo in quanto troppo onerose le due fasi di smontaggio e ricostruzione che oltretutto rischierebbero di mandare all'aria le evidenze architettoniche della tomba. Un'altra delle caratteristiche della muratura, difatti, è la sua messa in opera con alcuni punti in «reticolo», con gli angoli in mattoni e cornici in calcare, molto ben lavorate e forse prodotte in una cava dell'area sarnese. Adesso, le indagini degli specialisti coordinati dall'archeologa Angela De Feo sono indirizzate al ritrovamento dell'ingresso del mausoleo. «Anche se - come spiega Rota - non è detto che l'edificio sia cavo internamente, visto che ci sono esempi di cenotafi edificati solo perché della persona e della famiglia si conservasse perpetuo ricordo».