Entro in città costeggiando le orrende superfetazioni della vecchia società elettrica che affliggono il disegno perfetto delle vecchie mura. I tempi stringono perché tra poco il Teatro, lì vicino, tornerà a vivere libero e aperto ai bitontini: è un cantiere dove già sembra di sentire cantare e recitare tra quelle travi, quel cemento, quei resti del vecchio palcoscenico, quei ballatoi polverosi. La mia emozione è grande. Mi accompagna lingegnere che sta combattendo col tempo la battaglia per far si che il 15 aprile del 2002 si «faccia porta» come si dice nel gergo degli attori, nellanniversario dellinaugurazione. Franco Amendolagine, giornalista attento, mi ricorda che cominciò a rinascere questo gonfalone della città dal 1966, durante una seduta del consiglio comunale: un ragazzino si mise a comiziare attirando la curiosità. Ero io. Da allora non ho mancato mai di ricordare che il teatro non è una condizione di vita e di civiltà, è una irrinunciabile casa della comunità." Così scrivevo il 18.2. 01. Il Teatro Traetta non riaprì se non nel 2005 ad opera, infaticabile e saggia, del Sindaco Nicola Pice. Dopo solo sei anni e un paio di stagioni di penosa gestione, il teatro Traetta si sta ammutolendo. Poco tempo, è vero, ma è bastato il cambio dellamministrazione. Questanno la stagione di prosa non ci sarà. E la musica? Chi può dirlo? Temo che sia il primo, implacabile passo verso la nuova distruzione del teatro Traetta. E aggiungo che quando la politica cade in questo stato di prostrazione succede che il teatro, prima o poi, chiude. E un teatro che chiude, muore. Segnalo ai bitontini questo fatto gravissimo e ricordo che da molti, a parte me, fu previsto. Allarmai la cittadinanza quando mi ribellai alluscita del Comune di Bitonto dal Teatro pubblico pugliese. E le ragioni di quella decisione sono tuttora oscure. E segnalo al Sindaco di Canosa tutto questo, oggi che il Teatro della sua città, riapre e ci congratuliamo assai. Le segnalo perché vigili. E rifletta: nel suo teatro si farà arte sulle tracce dellantichità ritrovata. Anche a Bitonto, nei restauri, si sono scoperte vestigia e tracce archeologiche. Come a Brindisi. E il segnale delle perentoria continuità delle vicende culturali dei popoli e del culto della bellezza che ad essa si intreccia. La continuità che, a Bitonto, si vuole interrompere. Chi sa se gli amministratori pubblici leggono Dostoevskij e se nella loro biblioteca sonnecchia il bellissimo "Discorso su Puskin" Se cè, farebbero bene a rileggerlo, soprattutto i sindaci: potrebbero, prima di firmare delibere sullambiente e territorio o licenze di costruzione o lesinare sui bilanci alla voce cultura, recitare quella stupenda affermazione di Dostoevskij contenuta in quella commemorazione: "La bellezza salverà il mondo". Il sindaco di Canosa lo deve aver fatto e deve aver capito che la città ha il diritto di ritrovare i cittadini lì dove la comunità si celebra attraverso larte e la cultura. In teatro. E che vengano, dunque, i vigili urbani in "montura di gala" e i carabinieri col pennacchio. E festa, grandissima festa.