La polemica Qualsiasi guida di una città, una città qualsiasi, è destinata a diventare un luogo della memoria. Prima o poi, diventa un reperto archeologico di carta, la mappa immaginaria di un non-luogo. Guarda, questo non cera; e non cercare quello, non cè più. Però, devono passare alcuni anni, qualche guerra, un paio di terremoti, le alluvioni stagionali. Palermo non ha bisogno di tutto questo. Provvede da sola, spontaneamente Senza alcuna soluzione di continuità fra un "prima" e un "dopo" essa fa sparire parti di sé mentre la si sta guardando. O scrivendone. Comè accaduto a Gilda Terranova, spiritosa compilatrice di "101 cose da fare a Palermo almeno una volta nella vita" (Newton Compton editori, 14,90). Durante le sei ore quotidiane di autobus che da Palermo la portavano Catania, dovha insegnato per un anno, e ritorno, invece di piangersi addosso per le ore lontane dal sonno dal marito e dai figli, o dormicchiare nel malagevole sopore autostradale, sè inventata il suo personalissimo e arguto itinerario alla scoperta-rivelazione della sua città. E ne fatto un libro che si legge con piacere leggero che tuttavia è propedeutico alla riflessione.