Tre manoscritti al restauro La storia della diocesi è salva Furono vergati tra '600 e '700 e raccolgono i resoconti delle visite pastorali Laboratorio fiorentino li rimetterà a nuovo «Non abbiamo soldi...», lamentava il mese scorso don Franco Cencioni cercando sponsor per rendere accessibile la Cattedrale di Grosseto ai disabili. Ma intanto oggi - su un'altra questione - il parroco una soluzione l'ha trovata. Con le casse a secco per finanziare il recupero dei beni artistici, la Curia (anzi, don Franco in persona) si è frugata in tasca e ha deciso di autofinanziarsi un restauro. Partiranno dunque per un laboratorio fiorentino tre preziose "visite pastorali" pagate in parte da don Cencioni in aggiunta a un contributo regionale di 5mila euro. Sono tre volumi manoscritti risalenti al 1600-1700 e custoditi nell'archivio della Curia, fascicolati senza legatura e cuciti con filo semplice e grappette, ma degradati dal tempo al punto da necessitare di un lifting. «Ne avevano bisogno visto che i manoscritti - spiega Olivia Bruschettini, responsabile dell'ufficio Beni culturali della Diocesi - contengono i resoconti che, nel corso delle loro "visite" obbligatorie e periodiche (di qui il nome) alle comunità di fedeli, i vescovi dovevano compiere, informando la Santa sede sullo stato delle chiese e sul loro ministero pastorale, sulla disciplina del clero e del popolo e sulla vita spirituale della Diocesi. La loro lettura, complicata da grafie a mano talvolta di difficile comprensione, è importante perché non solo illustra la vita religiosa del clero e dei luoghi di culto, le antiche devozioni e le feste religiose o laicali, ma si sofferma anche sull'aspetto economico e sociale del momento». Un bacino inesauribile di informazioni sullo stato sociale e culturale della chiesa tra '600 e '700, insomma, ad oggi poco leggibile ma che una volta rimesso in sesto potrebbe rivelarsi un tesoro. Per questo, nel corso degli anni, è emersa chiara la necessità di un restauro, visto il degrado dovuto a più fattori: i danni dei bombardamenti della guerra del 1943 e lo straripamento dell'Ombrone con la conseguente alluvione di parecchi manoscritti conservati in Seminario (attualmente la Diocesi dispone di una ventina di "visite" antiche e moderne, in vari stati di conservazione). La Diocesi si è messa a cercare soldi e - senza un euro in cassa - ha individuato un bando della Regione. La responsabile, Olivia Bruschettini, ha seguito la pratica con la collaborazione con la Cet (Conferenza Episcopale Toscana) e di monsignor Simone Giusti, vescovo di Livorno, facendo recapitare le tre visite pastorali, in accordo con la Soprintendenza Archivistica di Firenze, al laboratorio fiorentino di restauro di Veronica Wick Focacci, restauratrice accreditata dal ministero con cui in passato era stata stretta una collaborazione. Il progetto è stato finanziato dalla Regione con 5mila euro. Ma poiché ci voleva anche un cofinanziatore che non è stato trovato, Cencioni «ha appoggiato personalmente l'iniziativa mettendo soldi propri».
GROSSETO. La curia recupera preziosi volumi antichi. Autofinanziandosi
Tre manoscritti antichi della Diocesi di Grosseto sono stati scelti per un restauro. I manoscritti, risalenti al 1600-1700, contengono resoconti delle visite pastorali dei vescovi e sono stati degradati nel tempo. La Diocesi ha cercato di finanziare il restauro, ma non aveva soldi. Pertanto, il parroco don Franco Cencioni ha autofinanziato il progetto, contribuendo con i propri soldi. Il restauro sarà effettuato in un laboratorio fiorentino e sarà finanziato con 5mila euro della Regione e con i soldi di Cencioni. I manoscritti sono importanti perché contengono informazioni sulla vita religiosa e sociale del clero e dei luoghi di culto tra '600 e '700.
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