Progettazione. Coordinamento. Comunicazione. Da più di trent'anni al Museo Civico Archeologico, Cristiana Morigi Govi è il nuovo direttore («Direttore è meglio», esclama lei, «direttrice mi fa pensare a una scuola») dell'Uffico Cultura del Comune. Dal 1 gennaio, in pratica, è lei il braccio destro di Angelo Guglielmi, in uno degli assessorati (ex Deserti) decisamente cruciali per l'attività della nuova giunta. «Dal 10 gennaio, quando saranno finite le vacanze», fa sapere, «andrò a trovare uno per uno i miei colleghi, gli altri responsabili di musei e di istituzioni culturali. Tocca a me, sono l'ultima arrivata». E intanto, mentre annuncia con un vezzo di compiacimento: «manterrò l'interini della direzione del museo», anticipa piani e programmi di lavoro. Progettazione, coordinamento e comunicazione sono, fin da ora, i suoi comandamenti. «Ma con pragmatismo», aggiunge la Morigi Govi, «come ho sempre cercato di fare nel mio lavoro, basandomi su punti concreti». E il più concreto di tutti si legge nel programma elettorale di Sergio Cofferati in materia culturale: «un supplemento di irrobustimento e sviluppo» per «una realtà cittadina già così viva e feconda». Dottoressa Govi, tutto bene con Guglielmi? «Certo, è un uomo ironico, che ama discutere e confrontarsi. E poi ha una grande esperienza nel campo della comunicazione, e questo è un valore aggiunto». Comunicare è così importante nel suo settore? «E' un aspetto decisivo. Bologna non comunica abbastanza la propria cultura, e innanzitutto il fatto che il vero museo della città è la città. E' questo che, adesso, noi dobbiamo saper trasmettere. E vi sono, inoltre, altre cose che non si sanno abbastanza. Per esempio, l'esistenza di un sito internet http:didattica.comune.bologna.it grazie al quale si possono individuare fra le 300 e le 400 attività di musei pubblici e anche privati». Come imposterà il suo ufficio? «Si parla molto di rete, ed è un termine che accetto. Purché lo si intenda come un coordinamento di idee, di progetti da cui scaturiscano le varie iniziative. L'esempio a cui ispirarsi è quello dell'Ente Bolognese Manifestazioni Artistiche, e del suo saper convogliare insieme i diversi enti cittadini. Il coordinamento, che dovrà portare al più presto a un preciso calendario, fa sì che le mostre più piccole, rientrando in un programma complessivo, vengano meglio sostenute». In fatto di mostre si attendono notizie... «Mi risulta che arriveranno, tra gli altri, il Primaticcio e un'esposizione giottesca al Museo Medievale. A me interessa che si operi a partire dalla qualità, come ai tempi delle Biennali d'Arte Antica create da Gnudi. Mostre che valgano anche per l'impegno, dalle ricerche alla schedatura, che sta dietro». Non la preoccupa il ritardo del trasferimento della Gam all'ex Forno di Pane? «Vi sono ancora aspetti da approfondire. Gli spazi attuali sono insufficienti. Inoltre mi chiedo: Galleria d'Arte Moderna, o Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, in modo da far primeggiare l'800? Anche sul Museo Morandi la riflessione va approfondita. E' su questioni del genere che dovrà funzionare il coordinamento. Un tavolo che metta a confronto le forze in campo». Anche private? «Oggi è indispensabile. Incontrerò industriali, commercianti, fondazioni, associazioni». E' un problema di fondi pubblici che mancano? «Non semplicemente, è un modo per sollecitare la partecipazione, una parola che torna di forte attualità. Come potremmo, per esempio, non lavorare con l'università per musei e biblioteche? E già che ci sono, spero bene che Giordano Gasparini, fino a ieri direttore della Sala Borsa, possa ancora mettere a disposizione del Comune la sua forte capacità istituzionale». A proposito di istituzioni: si va verso una istituzione unica per tutti i musei civici? «C'è una commissione al lavoro che vaglia le possibili ipotesi statutarie, l'obiettivo è sempre quello. Coordinare. Non solo per un'economia di costi, ma anche di progetto. Cioè per disperdere le forze».