Alle prime piogge di autunno, nuovi crolli a Pompei. Che vanno a sommarsi a quelli avvenuti l'anno scorso, in primis. alla Schola Arntaturanun. Ora si parla del cedimento di mura di costruzione moderna, ma anche di danni nella Domus di Diomede. «Purtroppo era prevedibile, visto che nel frattempo non si è fatto niente di ciò che si doveva fare perla tutela di un sito archeologico così importante» commenta Eva Cantarella, che insieme all'archeologa Luciana Jacobelli, ha appena pubblicato il volume Nascere, t'ieen, e morire a Pompei (Electa) proseguendo così la ricerca avviata con i I volti dell'amore, conSuppliti capitali (ora in nuova edizione Feltrinelli) e con altri saggi dedicati alla società, alla cultura e alla vita quotidiana nella cittadina vesuviana sepolta dall'eruzione del 79 a.C. Inefficienza, incompetenza, ma anche mala gestione hanno contrassegnato il commissarianrento del sito archeologico pompeiano e le politiche dell'emergenza del governo Berlusconi, non di rado, hanno generato dispendiosi mostri. «Conte il presunto recupero del teatro di Pompei - commenta la studiosa -, oggi è inguardabile». Intanto, accanto ai rischi che corrono architetture e affreschi, si accende l'allarme per i "graffiti", le scritte che costellavano le antiche strade pompeiane. Esposte alle intemperie, senza protezioni, ora rischiano di scomparire. Professoressa Canterella quanto contano le fonti non ufficiali? Dai graffiti si pub imparare moltissimo, perché ci danno informazioni storiche che non troviamo nelle fonti principali. Un esempio: fra il I secolo a.0 e il l secolo d.0 ci fu un'emancipazione delle donne, che si videro riconosciuti, almeno formalmente, diritti che prima non avevano. In quel periodo le donne cominciarono ad avere maggiore libertà di movimento. Dalle fonti letterarie si potrebbe dedurre che fosse un fatto di élite. Ma a Pompei iscrizioni parietali documentano, invece, che si trattava di un fenomeno più generalizzato. Autrici di alcune scritte erano le aselline? Le aselline erano di modesta estrazione, lavoravano al Termopoli, ma non erano affatto prostitute, come poi si è voluto dire. Grazie ai loro graffiti si è saputo che alle elezioni municipali le donne sostenevano questo o quel candidato. All'epoca non c'erano manifesti elettorali. Si scriveva direttamente sui muri. A Pompei sono stati trovati messaggi di propaganda elettorale firmati da donne che si interessavano alle elezioni, che sceglievano chi votare. Più in generale a Pompei, sui muri. si scriveva di tutto. Comprese le dichiarazioni d'amore. Gli uomini, curiosamente, preferivano andare a scrivere questi messaggi in gruppo. Fra i graffiti pompeiani poi si sono trovate anche poesie d'amore firmate da donne. Alcune rivelano una certa conoscenza della letteratura e dei poeti più noti. Informazioni, preziose, ripeto, che non abbiamo da altre fonti. Visto il silenzio imposto alle matrone, un'estrazione più umile, poteva significare maggiore "libertà"? Le donne più povere uscivano di più per le strade. Ma per andare a lavorare. E allora il lavoro non aveva il senso di una realizzazione sociale. Era una necessità. Diversamente dalle donne greche che vivevano recluse, le matrone uscivano, per esempio per andare a teatro, ma dovevano farsi accompagnare. Nell'antichità le donne erano sotto tutela a vita, prima del padre, poi del marito. Dal suo libro emerge che Pompei non era poi quella città libera e licenziosa che si dice. C'era un forte controllo sulle donne e anche paura della loro autonomia? A Pompei c'erano i bordelli come in tutto l'impero romano. Semplicemente si sono trovate delle pitture erotiche con nomi di donna scritti vicino a figure che a noi possono apparire spinte. Ma i Romani erano pagani, l'idea di peccato cristiana non aveva ancora fatto breccia. Quanto alla paura delle donne, questo risulta anche dalla grande letteratura. Anche senza andare a scomodare Giovenale che scrisse satire particolarmente feroci quanto a misoginia. Lei scrive di un largo ricorso all'aborto. A differenza dell'adulterio, non era punito? La donna che abortiva veniva punita solo se lo faceva senza il permesso del marito. Del resto i padri potevano esporre i neonati fìguriamoci se era un problema l'aborto. A Roma la donna che abortisce senza il consenso del marito è punita perché non rispetta il suo diritto ad avere un figlio. Non c'era il problema odierno di una Chiesa che condanna l' aborto come uccisione di una vita. Val la pena di ricordare che i Romani dicevano che il feto "Homo non recte dicitur", ovvero che non è corretto dire che il feto sia persona. Lei ha sottolineato spesso che la società greca era basata sulla pederastia. Accadeva lo stesso nella latinità? Né a Roma ne in Grecia c'era l'idea di omosessualità come la intendiamo noi. Se guardiamo a quella che era l'etica sessuale dei maschi, l'uomo greco e quello romano potevano avere rapporti sia con uomini che con donne a patto di avere un molo attivo. In Grecia era il giovane, il ragazzo, ad avere rapporti passivi con un uomo adulto. Si pensava che avesse una funzione educativa e veniva accettato. Se poi l'ex ragazzo, diventato adulto, continuava a essere passivo veniva condannato, si diceva che "si era fatto donna". A Roma no. Il ragazzino non poteva essere partner passivo perché l'uomo romano doveva dominare sempre. Allora il partner passivo era lo schiavo, giovane o vecchio che fosse. Uno degli schiavi, chiamato concubinas, dormiva con il padrone, fino a quando non si sposava. C'è anche un famoso carme di Catullo dedicato al suo concubino. Fra i Romani c'era anche una particolare solidarietà maschile che li portava a scambiarsi le mogli come oggetti. Serviva a instaurare rapporti di parentela. Gli uomini lo facevano tranquillamente e le donne lo accettavano. Marzia, fu ceduta dal marito Catone all'amico Ortenzio. Con il permesso del padre di lei. Ebbe due figli con Ortenzio poi, alla sua morte, Catone la riprese con sé. Che poi Marzia fosse così felice non abbiamo modo di saperlo. Il problema è che quando una pratica sociale è molto diffusa non la si percepisce più come offensiva. «Tra i graffiti sul muro degli edifici sono state ritrovate anche poesie d'amore scritte da donne»
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5 Novembre 2011
POMPEI - Gli ultimi segni di Pompei.
SI
Simona Maggiorelli
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Eva Cantarella, professore di diritto internazionale, ha pubblicato il volume "Nascere, t'ieen, e morire a Pompei" insieme a Luciana Jacobelli. Il volume esplora la società, la cultura e la vita quotidiana nella città vesuviana sepolta dall'eruzione del 79 a.C. Cantarella ha commentato il cedimento di mura di costruzione moderna a Pompei e ha sottolineato l'inefficienza e l'incompetenza del commissario del sito archeologico. Ha anche parlato dei "graffiti" che costellavano le antiche strade pompeiane e ha sottolineato l'importanza di questi documenti storici.
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