Mura, gradinate e monete nell'area preferita da Domiziano Gli scavi finanziati dal proprietario del terreno Daniele Carducci Potrebbe anche trattarsi di un'area termale collegata al Ninfeo Brigantino CASTEL GANDOLFO. Il mitico Faro di Domiziano o, probabilmente, un'area termale collegata al non distante «Ninfeo Brigantino». Si scava sulla sponda meridionale del lago di Castel Gandolfo per riportare alla luce un sito archeologico che, mappato già nel 1919 da Giuseppe Lugli (i cui suggestivi scatti fotografici, tra l'altro, immortalano lo scempio del clamoroso abbassamento delle acque del lago), da secoli dorme sotto terra, melma e detriti. La straordinarietà dell'opera in corso da pochissimi giorni è il fatto che a finanziare gli scavi, in accordo con la Sovrintendenza, sia Daniele Carducci, il proprietario dell'area in oggetto di cui egli stesso è custode. «In questa prima fase - spiega l'archeologo Alessio Biagioni, responsabile degli scavi - stiamo provvedendo alla perimetrazione dell'area: poi penseremo a rimuovere alcune delle colate cemento che in occasione delle Olimpiadi del '60 fecero un vero scempio di queste sponde e vediamo cosa ne viene fuori». L'unica certezza sembra quella che l'area in questione, caratterizzata da grandi blocchi di pietra squadrati, risalga al I secolo dopo Cristo, all'epoca quindi di Domiziano. Se poi si tratti veramente dei resti del basamento del faro è ancora troppo presto per dirlo. Al momento stanno tornando alla luce costruzioni, mura e gradinate: resti di vasi, anfore, statue ma anche monete. C'è di tutto lì sotto. «Potrebbe verosimilmente anche trattarsi di un edificio annesso al Ninfeo che Domiziano fece ristrutturare sulla falsariga della Grotta di Tiberio a Sperlonga - aggiunge Biagioni - ma è tutto da vedere». Il materiale finora emerso appare piuttosto compromesso anche a causa dell'umidità e dell'azione erosiva dell'acqua, ma è ancora troppo presto per tracciare un bilancio. Per il momento lo scavo è finanziato dal privato (la famiglia Carducci), ma è chiaro che se il sito dovesse riconsegnare rilevanze archeologiche di importanza assoluta l'intervento delle istituzioni sarebbe inevitabile. D'altra parte l'attenzione che Domiziano riservò a questa area della campagna romana non è sconosciuta e le sponde del lago riportano numerose testimonianze delle opere realizzate.