Gli archeologi: «Opera mastodontica di grande valore» LA SCOPERTA Poderosa struttura del II secolo d.C. affiora nel cantiere del nuovo ponte della Scafa Mastodontico non solo nelle sue dimensioni ma anche per quello che rappresenta: il porto di Ostia affiora dalle sabbie di un terreno agricolo davanti a Tor Boacciana, a ridosso della foce del Tevere. Dopo il ritrovamento dei resti di due navi imperiali, i saggi archeologici perla realizzazione del nuovo ponte della Scafa, tra Ostia e Fiumicino, rivelano un'altra grande scoperta: il porto dell'antica cittadina fondata da Anco Marzio. Gli esperti della Soprintendenza intorno alle rovine di quel molo ci stavano lavorando dalla primavera scorsa, fiduciosi di trovarsi di fronte ad una sensazionale rivelazione: la localizzazione di quello che era un approdo descritto solo vagamente dalle fonti storiche. Adesso c'è la certezza. «Siamo di fronte ad evento di considerevole valore, che va ulteriormente approfondito e indagato dichiara Angelo Pellegrino, direttore degli Scavi di Ostia e del cantiere di via Tancredi Chiaraluce - Il molo, risalente al secondo-terzo secolo dopo Cristo, ha dimensioni ragguardevoli a dimostrazione che si trattava di una struttura imponente, fronteggiava il mare e molto probabilmente è stato attivo sino al quarto secolo dopo Cristo quando ha subito un crollo». L'area di scavo comprende una superficie di circa 500 metri quadrati di reperti archeologici. Il molo, realizzato in pozzolana, calce idraulica e materiale lapideo, è largo 5 metri circa e nel cantiere è emerso per circa trenta metri di frontemare. Il basamento presenta delle fessure usate all'epoca per smorzare la forza d'urto del mare. Non è chiaro se dietro al molo scorresse un canale, magari sormontato da tavole di legno. Un paio di travi sono state trovate nell'interrato, proprio nel fossato, a ridosso dell'approdo. Al centro dello scavo è stata individuata una struttura muraria dal piede ampio, affiancata da un arco in mattoni evidentemente crollato. «Non sappiamo spiegare ancora con precisione di cosa si tratti aggiunge Michele Raddi, archeologo coordinatore - Potrebbe essere la base di un faro: ne conosciamo la presenza alla foce del fiume e si è sempre ritenuto che quei resti farebbero parte delle fondamenta di Tor Boacciana. Quelle fonti, ora, potrebbero essere smentite. Ma solo per un'imprecisione di una cinquantina di metri». In quanto al crollo, Pellegrino ha una sua ipotesi. «Le tecniche murarie ci autorizzano a pensare che quella struttura possa essere stata vittima del terremoto a Roma che San Girolamo racconta sia avvenuto tra il 370 e il 380 dopo Cristo» sostiene il direttore degli Scavi. Nel cantiere lavora anche un'esperta di biodeterioramento dei Beni culturali, la professoressa Marilena Leis dell'università di Ferrara. «Per la prima volta al mondo, qui abbiamo rinvenuto mitili e ostriche ancora aderenti alle strutture murarie: ne faremo uno studio per valutare il paleoambiente» dice. A cosa poteva servire un approdo a Ostia se ad appena tre chilometri di distanza sorgevano il porto di Claudio prima e quello di Traiano dopo? «Le fonti storiche - risponde Marco Sangiorgio, esperto topografo - riferiscono di un porto fluviale ad Ostia dove si procedeva allo scarico delle merci dalle grosse imbarcazioni a quelle più piccole che sarebbero risalite lungo il Tevere». E, a proposito di barche, è della settimana scorsa il ritrovamento di una seconda nave imperiale a ridosso di quella rinvenuta a marzo. Si trova nelle argille della sponda opposta del fiume, all'Isola Sacra, e misura 14 metri contro i 12 della barca venuta alla luce per prima. In tutto questo di-svelamento storico e archeologico, si fa sempre più a rischio la realizzazione del Ponte della Scafa. Il porto di Ostia si trova nel cuore della viabilità di collegamento con l'infrastruttura. Il nuovo viadotto, appaltato al costo di 25,5 milioni di euro, sarà costituito da un arco metallico, lungo 285 metri, larga 20 metri, con due corsie per ogni senso di marcia, ed alto 18 metri sul Tevere. L'impegno degli amministratori era di aprire il cantiere entro il prossimo dicembre ma tutto potrebbe cambiare, inclusa la localizzazione.
Il Messaggero
5 Novembre 2011
Nave e moli, a Ostia spunta l'antico porto
GI
Giulio Mancini
Il Messaggero
Riassunto in 200 parole:
Gli archeologi hanno scoperto un molo del II secolo d.C. nel cantiere del nuovo ponte della Scafa a Ostia, in una zona agricola a ridosso della foce del Tevere. Il molo, realizzato in pozzolana, calce idraulica e materiale lapideo, misura 5 metri di larghezza e 30 metri di frontemare. È stato trovato un basamento con fessure per smorzare la forza d'urto del mare e due travi nell'interrato. Al centro dello scavo è stata individuata una struttura muraria con un arco in mattoni crollato.
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