Santissima Annunziata. Tornano nella basilica il «Cristo» del Giambologna e «La Madonna» di Andrea del Sarto «S'ingegnò far conoscere in tal lavoro una assoluta arte e perfetta di disegno, et una grazia e bontà di colorito, oltre alla grazie delle teste e la vivezza e rilievo di quelle figure, mostrando a tutti i pittori fiorentini averli superati et avanzati di gran lunga per fino a quel giorno». Con queste parole Giorgio Vasari nelle sue «Vite» esalta Andrea del Sarto e la perfezione pittorica dei suoi lavori, in particolare quello custodito alla Santissima Annunziata e appena restituito all'antico splendore grazie al restauro finanziato dall'associazione non profit Friends of Florence. In realtà sono due i capolavori freschi di restauro, presentati dalla presidente dei Friends of Florence Simonetta Brandolini d'Adda insieme alla soprintendenza speciale per il polo museale fiorentino, al Comune di Firenze e all'Ordine dei servi di Maria, che tornano a splendere di luce propria all'interno della basilica barocca dedicata alla Vergine. Si tratta dell'affresco raffigurante la Madonna del sacco, dipinto da Andrea del Sarto «per pochi soldi» nel 1525 su commissione di una donna che desiderava far dipingere una delle lunette del chiostro dei morti della Santissima Annunziata come ex-voto, e del Cristo crocifisso del Giambologna, bronzo realizzato dall'artista nel 1594 per la cappella acquistata da lui stesso pochi anni prima e destinata alla sua sepoltura. Più di un anno di lavoro e un totale di 32o mila euro, tanto ci è voluto alle due squadre di restauratori, coordinate da Brunella Teo-dori della soprintendenza al polo museale e da Laura Lucchesi del servizio musei civici fiorentini, per ripristinare i due capolavori. L'affresco, che presentava problemi dovuti alla prolungata esposizione ad agenti esterni e alle infiltrazioni, è stato risanato grazie al contributo della Cim Investment management con James e Ellen Morton, mentre Robert e Kathleen Craine hanno finanziato i lavori sul Cristo del Giambologna (ricoperto da uno strato di polvere e dal fumo delle candele che per secoli hanno bruciato nella chiesa) spinti da una forte devozione verso la cappella intera, gesto significativo per la coppia americana, con cui hanno voluto suggellare la fine di una complessa vicenda personale. «Siamo molto contenti di questi restauri ha detto Simonetta Brandolini d'Adda che permettono di riscoprire due dei tanti tesori nascosti del patrimonio fiorentino. Sono 15 i restauri attualmente in corso finanziati dall'associazione, che sta aprendo anche una sede in Asia, grazie all'impegno di James e Ellen Morton, residenti a Singapore». Ed è appena nata in South Carolina, nel cuore degli States, un'altra sezione della no profit guidata da Brandolini d'Adda. «Si tratta dei Friends of Florence Young, voluta dal figlio di un nostro consigliere, che è riuscito a trovare 6o mila dollari e che per suggellare la nascita di questa partnership tra Firenze e gli Usa, ha fatto portare una copia in scala in scala 1:1 del Porcellino del Tacca da collocare al centro di una piazza nella città di Greenville».