Maurizio Cecconi, direttore del progetto, è intervenuto all'Arsenale VENEZIA. «Il tema della candidatura di Venezia come capitale europea, per quanto non ancora definito, punterà sulla valorizzazione del rapporto tra cultura e sviluppo e opportunità di lavoro». Parole di Maurizio Cecconi, direttore del progetto per portare Venezia a capitale europea della cultura. Una indeterminatezza, enunciata fra le righe da Cecconi, che ha fatto sobbalzare ieri dalla sedia i presenti al convegno "Capitali europee della cultura: opportunità per la città", moderato dall'assessore alla Pianificazione strategica, Pier Francesco Ghetti. Inevitabile, infatti, che la candidatura ponga riflessioni su cosa significa fare produzione culturale, visto che, secondo Cecconi, non ci si può più limitare ad una posizione di rendita. «I nostri sforzi - ha detto Cecconi - dovranno essere utili indipendentemente dalla vittoria, altrimenti saranno soldi buttati via. Venezia è straconosciuta, ma solo per la sua spettacolarizzazione, che attrae un pubblico indistinto. La produzione culturale è invece altra cosa e deve richiamare un pubblico scelto». Il tema del turismo di massa era stato già affrontato, sempre ieri, in sede Thetis, dal precedente incontro titolato «La cultura come motore della rigenerazione urbana e territoriale», organizzato da Arsenale Spa e dal Comune di Venezia, entrambi partner di «Second Chance», progetto finanziato dalla Commissione europea, che propone il passaggio dall'utilizzo industriale a quello creativo. Second Chance si applica per una riconversione degli edifici in Europa ad uso della cultura. «Le città che, per la loro storia, sono fortemente connotate sul piano culturale - ha esordito l'assessora alla Cultura, Tiziana Agostini - agiscono inevitabilmente sull'immaginario collettivo. È in questo modo che la cultura diventa elemento strategico per l'economia di un luogo e volano dello sviluppo». Critico Marco De Michelis, docente di storia dell'architettura allo Iuav: «Nel campo museale di una città d'arte italiana - ha osservato - vi sono molti paradossi. La valorizzazione del patrimonio artistico viene misurata come audience, tanto che i meccanismi di gestione di una città d'arte sono gli stessi di una Disneyland. E' singolare che lo stesso turismo di massa produca problemi al patrimonio stesso, che viene tutelato e non accresciuto attraverso la produzione artistica e l'innovazione».