Dopo il Cansiglio la giunta Zaia cerca di "valorizzare" un altro sito protetto E' l'ultimo tratto di arenile libero sull'Adriatico, già al centro di mire speculative VENEZIA La telefonata arriva direttamente dal Capo: «Vogliamo vendere Vallevecchia, fammi sapere come siamo messi". Vallevecchia è un'area nel comune di Caorle a protezione speciale (Zps), classificata di interesse comunitario (Sic), consistente in 650 ettari bonificati a destinazione agraria, 150 di pineta incolta, 70 di laghetti e zone umide ma soprattutto 4 chilometri e mezzo di spiaggia naturale sull'Adriatico, gli ultimi rimasti nel Veneto. Il Capo al telefono è Luca Zaia, presidente della Regione proprietaria dell'area. L'interlocutore è Paolo Pizzolato, amministratore unico di Veneto Agricoltura, ente gestore di Vallevecchia. Due leghisti, intesa rapida. Anche perché Pizzolato non può stupirsi: il verbo di Zaia è vendere, vendere. Lo sanno tutti. Galan gli ha lasciato solo i muri, il governo Berlusconi ha fatto il resto, impegnandogli anche il futuro. E non solo il suo. Luca è rimasto senza un quattrino, deve vendere per fare cassa, anzi "valorizzare" come si dice adesso. Per Vallevecchia gira la cifra di 24 milioni di euro. Prezzo stracciato per 800 ettari: nel Portogruarese i mediatori trattano il terreno agricolo a 60 mila70 mila ettaro, salterebbero fuori 48 milioni. Si può pensare che il terreno di Vallevecchia sia meno redditizio provenendo da una bonifica marina, invece è considerato molto fertile. Allora ne venderanno solo una parte? E a chi, per farne cosa? Pizzolato, che risponde a Zaia con una lettera in cui racconta la rava e la fava di quello che ha fatto a Vallevecchia, non sa immaginarlo. Lo sa immaginare benissimo invece Michele Zanetti, punto di riferimento degli ambientalisti della zona: «Per cacciare non credo. In Vallevecchia c'è un divieto da vent'anni, nidificano specie rare come la pernice di mare, il fistione turco, la moretta tabaccata. Nemmeno per coltivare, secondo me: è troppo esposta all'aria. Per costruire ci vuole una modifica urbanistica del comune di Caorle: il sindaco Marco Sarto ci ha provato 3-4 anni fa con un piano dell'arenile che prevedeva la costruzione di cabine alle spalle della pineta. Ha scatenato l'insurrezione e ha dovuto accontentarsi di un parcheggio». Ma neanche Zanetti si stupisce: Galan aveva provato a riallagare la zona est di Vallevecchia, spalleggiando il consorzio di bonifica Veneto Orientale. «L'obiettivo era riaprire il canale Baseleghe, creando la possibilità di nuove darsene. Non c'è riuscito. Adesso ritentano. E' chiaro che puntano allo sfruttamento balneare. In un paese normale nessuno avrebbe il coraggio di vendere un'area come quella". Gli ambientalisti, già mobilitati per il Cansiglio, promettono opposizione totale. Ma forse non servirà. Spiega Pizzolato che Vallevecchia ha beneficiato di fondi europei vincolati ad un uso preciso: «Bisognerà restituirli". E quanti sono? «Non lo so, faremo i conti. Poi sarà Zaia a valutare se c'è convenienza". Da notare che Vallevecchia si autosostiene: con la vendita di foraggi e cereali incassa 500 mila euro l'anno. Da pochi mesi vi sono stati trasferiti i tori di Intermizoo, prima dispersi in stalle in affitto, cosa che consente a Veneto Agricoltura di recuperare spese per 260.000 euro. Insomma vendere Vallevecchia è un futuribile. Meglio aspettare i 6.650.000 euro che arriveranno dalla vendita di Villa Rieti Rota, a Mona di Livenza. E' già partito il bando.