Ognissanti quest'anno cadeva di martedì, giorno di chiusura settimanale della Reggia di Caserta: e quando la soprintendente Paola Raffaella David ha chiesto di poter programmare un'apertura straordinaria, il MiBac ha risposto che non ci sono soldi per pagare il lavoro festivo ai dipendenti. Allo sconcerto dei turisti, rimasti fuori dai cancelli, sono seguite le polemiche locali, culminate nella richiesta di dimissioni della soprintendente avanzata dai Giovani Democratici, che hanno accusato la funzionaria di essere «inadatta al ruolo di promozione e gestione (e non soltanto conservazione) del monumento». Non sono pochi i paradossi di questa vicenda. Il primo riguarda la presenza, al MiBac, di una Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico: se invece di pensare ad aprire una show-room (sic) dell'arte italiana in Cina, quella Direzione provasse ad aprire la Reggia di Caserta, sarebbe già più facile capire a cosa serva. Il secondo riguarda l'estrema sindacalizzazione del MiBac, e l'enorme numero di custodi presenti nei siti museali meridionali: come si possono conciliare questi dati di fatto con l'incapacità di tenere aperto un luogo come la Reggia? Il terzo riguarda il fatto che i Giovani Democratici parlano come Sandro Bondi: anche per loro il capolavoro di Vanvitelli è soprattutto un volano economico, e lo vedrebbero volentieri in mano a qualcuno meno preoccupato della sua conservazione, e più attento alla «promozione» e alla «gestione». E davvero uno scandalo che la Reggia di Caserta non fosse aperta, il i novembre: ma non è uno scandalo economico- gestionale, è uno scandalo costituzionale. L'articolo 9 si attua, infatti, attraverso la conoscenza, l'accessibilità, e il pieno esercizio della sovranità popolare sul nostro patrimonio storico-artistico. E poterlo vedere in un giorno di festa sarebbe già un buon inizio.