La Regione ignora che nella nostra città è in funzione da molti anni un laboratorio di restauro e decide perciò di aprirne e finanziarne un altro, a Crotone. Lo denunciano, in una interrogazione, i consiglieri comunali Carlo Salatino dello Sdi ed Elio Bozzo della Margherita. I due consiglieri sottolineano preliminarmente che nei giorni scorsi è stata data notizia della presentazione di due progetti «riguardanti i cosiddetti distretti tecnologici inseriti nel piano nazionale della ricerca 2000-2006». I due progetti prevedono interventi a Gioia Tauro e a Crotone. In quest'ultimo centro verrà realizzato un Centro per il restauro. La scelta di Crotone, rilevano Carlo Salatino ed Elio Bozzo, «pare sia stata fatta dall'assessore regionale ai beni culturale in funzione della forte presenza di beni culturali in quella zona». I due consiglieri comunali mettono poi in evidenza che l'ubicazione del gabinetto di restauro a Crotone è stata motivata come un «fatto di rilevanza notevole se si pensa che da Roma in giù non c'è alcun laboratorio di restauro». Si tratta, osservano Salatino e Bozzo, di una «affermazione che non corrisponde al vero in quanto, da molti anni, esiste a Cosenza, presso la Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici, un laboratorio di restauro dove sono state restaurate importantissime opere artistiche e dove operano valide professionalità». I due consiglieri comunali esprimono quindi «preoccupazione» per la «costante trascuratezza con la quale la Regione Calabria guarda al territorio della provincia di Cosenza a vantaggio di altri territori che, evidentemente, godono di maggiore attenzione da parte degli assessori regionali». Secondo Salatino e Bozzo la «discriminazione territoriale» messa in atto ai danni della provincia di Cosenza «provoca, nel caso specifico, un danno a una importante realtà». I due consiglieri comunali chiedono infine di sapere quali iniziative il sindaco Eva Catizone «intenda promuovere presso la Regione Calabria al fine di poter meglio indirdizzare la scelta fatta dall'assessore regionale ai beni culturali che appare ancora una volta fortemente penalizzante per la città di Cosenza e, in particolare, per un'importante realtà scientifica della nostra provincia, quale il laboratorio di restauro esistente da molti anni».