Capolavori dell800 (e del primo 900) nelle "Gallerie dItalia" che aprono al pubblico oggi negli storici palazzi ex Comit Un percorso nella storia figurativa dellItalia unita da Canova a Boccioni, con molti capitoli che raccontano la vecchia Milano Trionfi di stucchi, putti e ghirlande fanno da sfondo a uninfilata di salotti e giochi di specchi da sembrare Versailles. E invece è lingresso in via Manzoni di un nuovo museo milanese: 2900 mq. per quasi 200 opere dellOttocento (e del primissimo Novecento) italiano, fra cui capolavori ricorrenti nellimmaginario comune, come un ritratto di Garibaldi a Capua di Gerolamo Induno o le Officine a Porta Romana di Boccioni, simboli di unepoca o di un pezzo della nostra storia, non solo dellarte, raramente esposti perché conservati nei caveau. Non di un museo, ma di una banca. O, meglio, di due. Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo che siglato un progetto di riallestimento di un intero isolato, trasformando la storica sede della Comit e i palazzi vicini in un mega spazio espositivo. Sloggiati gli uffici, i palazzi Anguissola e Brentani, affidati per il restyling allarchitetto Michele De Lucchi, ospitano da oggi una selezione importante di dipinti del XIX secolo scelti dal curatore Fernando Mazzocca, cui si unirà, a primavera, una sezione dedicata al Novecento. In attesa che il cerchio si chiuda, linaugurazione della prima delle due "Gallerie dItalia. Piazza Scala" è già sufficiente per farsi unidea sui tesori sommersi degli istituti bancari, utili per un ripasso generale della pittura fra romanticismo e prime avanguardie, per ritrovare pezzi celebri di maestri, ma anche lavori curiosi di minori da scoprire. Non stupisce allora che Antonio Canova, padre nobile dello stile neoclassico casto e puro, autore di 13 bassorilievi appartenuti al principe Abbondio Rezzonico, nipote di papa Clemente XIII che gli commissionò il suo sepolcro in San Pietro, sia affiancato a Francesco Hayez, il signore dei baci languidi e dei fatti dattualità in salsa medievale, o a Giovanni Migliara, cantore dellidentità nazionale nei suoi ritratti di monumenti antichi, che Mazzini definì tutore della pittura moderna in Italia. La logica del percorso è quella di unescalation della pittura alla conquista di uno stile unico per unItalia unita. Che celebra lepica del Risorgimento nei quadroni delle battaglie di Gerolamo Induno, il pittore-soldato sempre al fianco del Generale armato di moschetto e pennello. O che piange la morte di Vittorio Emanuele II in un dipinto di Magistretti, con i milanesi attoniti sotto una nevicata grigia in Piazza Scala. O che, ancora, narra leconomia di un paese in crescita, in una Milano dove alle lavandaie di Premazzi, genere "amarcord", subentrano i firi muratori di Sottocornola in odore di Quarto Stato. Anche il paesaggio è tutto italiano. Quello delle Alpi o della Bassa nelle luci del tramonto di Longoni o Cressini che strizzano un occhio alle impressioni francesi. Ma, soprattutto, dei laghi, degli scenari lariani ispirati al Manzoni e al suo amor di patria. Capitoli di ununica storia che culmina con le inquietudini di fine secolo: il mondo moderno è alle porte, la macchia dichiara guerra alla natura. Qualcuno, come Morbelli, denuncia le piaghe sociali, qualcun altro, come Previati, genio del divisionismo, si rifugia nei territori del sogno e dellinconscio, mentre nei dipinti di Boccioni batte già il cuore futurista della "città che sale". Un Ottocento nostrano che svela insomma un passaggio epocale fra tradizione e modernità, «anello di congiunzione come ha sottolineato lassessore alla cultura Boeri fra Brera e il Museo del Novecento da considerare in vista di un polo organizzato». Peccato che nessuno abbia ricordato laltro museo dellOttocento, la Gam di via Palestro, ricco di altrettanti capolavori, che sarebbe il caso di agganciare alla cordata.