La baracca è a un centinaio di passi dal Colosseo. Da una parte vedi l'azzurro del cielo attraverso gli archi, dall'altra il bianco del Vittoriano e di fronte le pietre della Basilica di Massenzio. I turisti che si affacciano dal belvedere Antonio Cederna per le foto più belle non possono notare quella casupola: ha il tetto e le pareti coperti da foglie di alloro, è nascosta dagli alberi. C'è una vita clandestina tra le rovine della Roma antica. Si mimetizza tra la vegetazione, si confonde nel viavai di stranieri che salgono lungo il Clivo di Acilio per raggiungere la terrazza con un panorama indimenticabile sulla storia. Ci sono notti rubate e all'umido, protette soltanto da cartone e plastica, ci sono giorni che scorrono invisibili, passi che si perdono sulla terra. Il mini accampamento di fronte all'anfiteatro Flavio è stato tirato su con le tecniche della trincea, da lontano non si scorge altro che una macchia verde. Chi ci abita sa come muoversi lasciando poche tracce. Ma basta arrampicarsi tra gli alberi che costeggiano il belvedere per scoprire che dietro l'alloro c'è una baracca, le pietre sul tetto tengono ferme le foglie. Dentro qualcuno ha lasciato un cuscino, una coperta, una bottiglia, una torcia, un paio di occhiali da sole, una scatola di biscotti. Ci vivono almeno in quattro o cinque persone. A pochi passi dal giaciglio tre reti rosse con materassi, una è poggiata sulla rete metallica, altre due coperte dal cellophane. In un angolo, un cumulo di immondizia: borse e portafogli, forse sottratti a qualche passante e poi gettati via, agendine, coperte, un giaccone. Sul muretto della terrazza un paio di scarpe abbandonate, tra le inferriate un filo elettrico tranciato. Per buona parte della giornata il mini accampamento è disabitato. Nel pomeriggio comincia il viavai. Verso le 16 un uomo scende dalla collinetta dove è nascosta la capanna di cartone e legno, ha in mano una busta con del cibo. Si siede sulle pietre, tra i turisti che scattano foto, mangia e poi si mette a leggere un libro sui mormoni. Un paio d'ore più tardi viene giù un altro giovane, la pelle scura, si avvicina a una botola, lega l'anello a un laccio di plastica e la solleva: dentro custodisce uno zainetto. Lo mette sulle spalle e s'allontana. A pochi metri, sull'erba della Basilica di Massenzio, dorme un senzatetto, ha poggiato sulla ringhiera una coperta, in testa un cappello di lana. I turisti gli passano accanto. Un altro dormitorio nella Roma archeologica. Come quello scoperto qualche anno fa ai margini dei Fori: materassi per clochard tra le pietre antiche, coperte e cartoni sistemati per garantirsi una notte a due passi dalla Colonna Traiana, le scarpe lasciate in un angolo. Il Campidoglio e la Sovrintendenza, in quell'occasione, assicurarono più sorveglianza con recinzioni e sistemi d'allarme. O l'ostello per senzatetto nascosto nei cunicoli di Castel Sant'Angelo: ci dormivano in sei su sacchi a pelo e materassi. Giacigli improvvisati non solo tra le rovine antiche. I barboni avevano trovato rifugio anche al Verano, come hanno documentato alcune foto pubblicate sul Messaggero quattro anni fa. Nella cappelle del Pincetto vennero trovate sedie, tavoli, specchi, taniche di acqua e valigie. Questa è la città degli invisibili.