IL MONTE CELSO Trincee, piazzole, rampe, strade coperte, scale esterne ed interne, polveriere, stalle... Il monte Celso è come un gigantesco groviera e quel che si vede all'esterno è solo una minima parte della struttura. LE DIVERGENZE Il sindaco Mabellini è stato eletto con le ultime elezioni. I contrasti con la passata Amministrazione e le evidenti diversità di vedute, sono solo una parte del problema che riguarda la gestione della Rocca. Non si trovano 600mila euro per riaprire la fortezza. E i milioni di Expo? ANFO. Se i destini dello sviluppo in chiave turistica della Valle Sabbia sono legati alla riqualificazione della Rocca d'Anfo, come amministratori e politici vanno ripetendo da almeno una decina d'anni, certo per la valle solcata dal fiume Chiese le cose non si stanno mettendo bene. Al momento, infatti, sull'area di 500mila metri quadrati occupati dall'antica fortezza sulle pendici del monte Celso, vige un'ordinanza comunale di divieto d'ingresso. Dallo scorso mese di luglio è diventato troppo pericoloso, sembra, avventurarsi all'interno della fortezza. Questo nonostante nel corso dell'estate siano stati effettuati lavori per la messa in sicurezza dei versanti costati 150mila euro. «I tecnici ci hanno detto che ce ne vogliono ancora 200mila per evitare che i massi possano rotolare sulla strada e poi altri 400mila per poter riaprire i sentieri interni», conferma il sindaco Gianpietro Mabellini, che proprio non ci sa dire dove sarà possibile reperire tali fondi. Tempi di vacche magre, inevitabili i ridimensionamenti rispetto alle aspettative? L'impressione, tuttavia, è che la fortezza napoleonica che tutta l'Europa ci invidia abbia perso i suoi «santi in paradiso» già da un po' di tempo. Fatto sta che di promesse ne sono state fatte tante, poche quelle rispettate. Che fine ha fatto ad esempio il progetto per la sistemazione della Batteria Statuto e della vedetta a lago per ricavarne un Centro visitatori? Valeva un milione e 800mila euro e a luglio del 2009 aspettava solo la firma dell'allora ministro Bondi. L'area è stata ripulita, poi tutto è finito lì. E i milioni di euro attesi per il fatto che la Rocca era stata inserita fra le priorità regionali delle opere da realizzare in occasione dell'Expo 2015? Si sa almeno per cosa verranno utilizzati? Di progetti sembra non ci sia traccia. Tante le parole, insomma, pochi i fatti, che ad ogni modo ci sono stati e sono tutti qui: la riapertura della strada che porta alla parte alta della Rocca, la sistemazione dei tetti di un paio di caserme a partire dalla Zanardelli che si trova all'ingresso dell'area, alcuni lavori di consolidamento ed il grande parcheggio lungo la Provinciale. Per il resto un gran lavoro di pulizia fatto dai volontari. Davvero poco se l'intenzione era quella di trasformare la Rocca in un «polo attrattivo per l'intera provincia». Anche perché non si capisce bene sei singoli interventi siano stati inseriti in un progetto complessivo oppure no, visto che una visione generale avrebbe dovuto essere delineata da un «Comitato scientifico perla Rocca d'Anfo» di cui si è sentito solo parlare: che sia rimasto senza fondi già sul nascere? E che ne è stato dei contatti con una delegazione di storici francesi giunti apposta in Italia per ammirare l'opera iniziata dal loro illustre connazionale? Chi aveva affermato che dovevano essere la chiave di volta per attrarre persino fondi esteri? Era stata anche assegnata una borsa di studio finanziata da una banca locale, cosa ha prodotto? Una cosa è certa: la Rocca, da centinaia d'anni, attende e forse oggi sarebbe meglio smetterla con le promesse e garantire almeno uno sviluppo possibile. VOLONTARI Negli anni scorsi il Gruppo dei Sentieri Attrezzati di Idro ha gestito alla Rocca la presenza di centinaia di turisti che prenotavano le visite all'Agenzia Territoriale per il Turismo. Quest'anno tutto è fermo. IL DEMANIO La proprietà è del demanio. Esiste una richiesta di assegnazione inoltrata dall'Amministrazione comunale. Mabellini però frena «C'è il rischio che ce la diano per davvero e non è certo il momento migliore». STORIA1 La Serenissima posò la prima pietra La costruzione della Rocca d'Anfo fu voluta nel 1450 dalla Serenissima Repubblica veneta che governò il territorio bresciano della Valle Sabbia per quasi 500 anni e i lavori furono affidati a Gianfrancesco Martinengo. Fu Napoleone a decidere di ammodernarla, predisponendo un grandioso progetto di ampliamento messo in pratica in soli dieci anni. Incompiuta rimase la parte a lago, per la caduta di Napoleone. STORIA2 Dal ruolo strategico al lento abbandono La prima guerra mondiale, con l'allontanamento del confine di Stato, tolse alla Rocca quel ruolo strategico sul quale si fondava la sua costruzione. L'ultima ristrutturazione per fini militari avvenne nel 1914, quando la fortezza che si estende lungo il Monte Censo venne trasformata in una polveriera. Venne abbandonata in modo definitivo nel 1975, ma restò vincolata al Ministero della Difesa fino al 1992.
Rocca d'Anfo, le promesse non mantenute
Il Monte Celso, una fortezza napoleonica, è stata chiusa al pubblico a causa di problemi di sicurezza. Il sindaco Gianpietro Mabellini ha confermato che ci sono ancora 400mila euro da spendere per poterla riaprire. Il progetto di riqualificazione della fortezza, previsto per l'Expo 2015, non è stato realizzato. La fortezza è stata costruita nel 1450 dalla Serenissima Repubblica veneta e ammodernata da Napoleone. Nel corso degli anni, la fortezza ha subito diverse ristrutturazioni, ma è stata abbandonata nel 1975.
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