Il presidente dell'associazione che riunisce a Pisa gli antichi organismi: vogliamo dare ulteriore splendore a questi monumenti perché ridiventino centri logistici, religiosi,civili e sociali Fabbricerie, scrigni di fede e di bellezza Sono i laboratori per la cura e la gestione delle cattedrali La sfida della raccolta fondi. Oggi l'assemblea nazionale In Italia gli enti riconosciuti sono una ventina compresa la Fabbrica di San Pietro, in Vaticano Oggi in Italia le Fabbricerie riconosciute sono una ventina, compresa la Fabbrica di San Pietro che si trova nella Città del Vaticano. Il loro nome deriva dal latino "fabrica" (intesa come "luogo di lavoro") ma a seconda della localizzazione geografica esse assumono nomi differenti: fabbriche nell'Italia settentrionale, opere in quella centrale, cappelle a Napoli, maramme in Sicilia. Sono enti di origine antichissima poiché ciascuna è nata contemporaneamente alla progettazione dell'edificio sacro di cui si sarebbe presa cura. Ad esse, senza alcuna ingerenza nei servizi di culto, veniva integralmente demandato il compito di provvedere alla conservazione, manutenzione e restauro dei beni ecclesiastici di particolare rilievo come cattedrali, duomi e monasteri. Si tratta di un patrimonio storico culturale di valore inestimabile, in molti casi classificato dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. L'Associazione delle Fabbricerie italiane si è costituita a Pisa il 30 giugno 2005 ed ha, tra i suoi aderenti, le 15 principali: Opera laicale della Cattedrale di Chiusi, Opera di Santa Croce di Firenze, Opera Santa Maria del Fiore di Firenze, Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, Opera del Duomo di Orvieto, Fabbriceria della Basilica Cattedrale di Parma, Fabbriceria della Chiesa Cattedrale monumentale di S. Stefano Martire Si tratta di istituzioni in Pavia, Fabbriceria della Chiesa Cattedrale di Pienza, Opera della Primaziale Pisana, Opera dei Ss. Giovanni e Zeno di Pistoia, Opera del Duomo di Prato della Chiesa Cattedrale Monumentale di S. Stefano, Opera della Metropolitana di Siena, Fabbriceria della Sagrestia della Cattedrale di Todi, Procuratoria di San Marco di Venezia, Fabbriceria dell'Opera della Cattedrale di Volterra. Il Presidente dell'Afi, Pierfrancesco Pacini, è anche presidente dell'Opera Primaziale Pisana, presso la quale ha sede l'Associazione. Le Opere più longeve continuano a essere "botteghe artigiane" dove la formazione, dallo scalpellino ai sorveglianti, viene creata internamente Si tiene oggi a Pisa l'assemblea dell'Afi - Associazione delle Fabbricerie italiane: i lavori saranno aperti dall'arcivescovo di Pisa, Giovanni Paolo Benotto. Un appuntamento importante per questo organismo senza scopo di lucro, costituitosi da pochi anni: grazie all'operato degli organismi che vi aderiscono sono giunti integri sino a noi edifici di inestimabile valore storico, architettonico e spirituale. Tra gli altri, sono da citare l'Opera di Santa Croce di Firenze, la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, l'Opera del Duomo di Orvieto, l'Opera della Metropolitana di Siena, la Fabbriceria della Sagrestia della Cattedrale di Todi, la Fabbriceria della Chiesa Cattedrale di Pienza, l'Opera della Primaziale Pisana, la Procuratoria di San Marco di Venezia. Custodi del bello e della fede: così si possono definire oggi le Fabbricerie. «Per lungo tempo - spiega il presidente dell'Afi, Pierfrancesco Pacini - una delle questioni più dibattute ha riguardato la loro natura giuridica, a partire dalla nomina dei 7 amministratori: 2 nominati dal vescovo e 5 dal ministero degli Interni (un tempo ministero Grazia, Giustizia e Culti) "sentito" il parere del vescovo». Le Fabbricerie non hanno lo status di enti ecclesiastici, ma di diritto privato, come ha stabilito il Consiglio di Stato. «Costituirci in associazione - prose e Pacini - ha significato creare una sede comune ove approfondire e condividere le esperienze, dibattere i problemi anche tecnici legati alla gestione e alla manutenzione, alle attività di fund raising. I rapporti con le maestranze sono stati i primi a essere affrontati: le Fabbricerie continuano a essere delle botteghe artigiane e ancor oggi la formazione di chi vi lavora, dallo scalpellino allo staff di sorveglianza, viene creata internamente». «A Pisa - spiega Pacini, che è anche presidente dell'Opera Primaziale della città toscana - oltre agli scalpellini ci sono artigiani abilissimi che hanno restaurato il più grande ciclo di affreschi medioevali del mondo: questa squadra di restauratori è un patrimonio dal valore inestimabile». La Fabbrica del Duomo di Milano possiede una cava di marmo m Val d'Ossola i cui cavatori sono specializzati e "cresciuti" all'interno della Fabbriceria. Pur in presenza di esperienze lavorative assai peculiari non era possibile però che i circa mille dipendenti fossero inquadrati con undici contratti differenti, dagli edili al commercio, agli enti locali. Il presidente Pacini è quindi orgoglioso per la definizione, raggiunta con le sigle sindacali, di un contratto unico nazionale che inquadra questa particolare categoria di lavoratori. «Un altro successo dell'Afi - aggiunge Pacini - è stato l'internazionalizzazione delle esperienze, attraverso il confronto con i referenti delle grandi cattedrali europee. Il convegno "Cattedrali europee. Esperienze di gestione a confronto", tenutosi quest'anno a Pisa, ha rappresentato un'opportunità per un confronto di ampio respiro sulle problematiche relative alla gestione di queste grandi cattedrali». All'appuntamento, hanno preso parte i rappresentanti di 17 tra le più importanti e significative cattedrali europee; tra le altre, la basilica della Sagrada Familia di Barcellona, la cattedrale di Santiago di Compostela, Notre Dame di Parigi, la cattedrale di Saint-Paul e l'abbazia di Westminster di Londra e il duomo di Colonia. All'ordine del giorno dell'assemblea di oggi, invece, ci sarà anche il tema del reperimento dei fondi necessari al lavoro pressoché perpetuo delle Fabbricerie: mantenere integri edifici così monumentali significa effettuare approfonditi controlli periodici, intervenire tempestivamente, utilizzare tecnologie antiche o adattare quelle moderne a strutture antiche. La maggior parte dei fondi proviene dall'amministrazione del patrimonio composto da donazioni, elargizioni, lasciti nonché beni acquistati nel corso dei secoli. «Non dimentichiamo - dice ancora Pacini - che la costituzione di alcune Fabbricerie risale al 1200. Ma in alcuni casi la gestione del patrimonio non è più sufficiente. Stiamo così moltiplicando le iniziative volte alla raccolta fondi: rassegne musicali, mostre, concerti, conferenze, persino concorsi per compositori di musica sacra. Vogliamo anche creare dei percorsi di turismo religioso, che possano essere di supporto anche economico alle Fabbricerie più piccole, quelle in cui i fabbriceri deputati intervengono direttamente: sono fabbri, architetti, geometri, avvocati e ciascuno di essi fornisce la propria opera secondo le competenze di cui è in possesso». «In generale - conclude Pacini - attraverso l'operato dell'Associazione vogliamo dare ulteriore splendore e ritornare al concetto fondamentale della cattedrale come centro logistico, religioso, civile, sociale ed economico». Milano. A guardia del Duomo ci sono 120 «spie» La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano nasce nel 1387 come ente per la costruzione del Duomo, voluta dal duca Gian Galeazzo Visconti. I membri del suo Capitolo generale (l'odierno Cda) provenivano dal clero, dalla nobiltà, dalle famiglie più influenti e dal popolo: erano l'espressione di quell'identità civica che, nel Medioevo, si riconosceva nella Cattedrale. «Fu un'impresa imponente che ancor oggi ci lascia ammirati - racconta l'ingegnere Benigno Mörlin Visconti Castiglione, che della Veneranda Fabbrica è direttore generale -. Migliaia di persone all'opera: la geografia del centro storico sconvolta, ben sette chiese demolite, nessun materiale a disposizione nelle immediate vicinanze; si era al centro di una città. Il marmo proveniva dalle Cava di Candoglia in Val d'Ossola da cui, per dare la misura di quanto le Fabbncerie siano importanti e peculiari, viene ancor oggi estratto». Una storia a parte, spiega ancora Mörlin Visconti, «è riservata alla manutenzione, che significa soprattutto prevenzione, del Duomo e alla formazione delle maestranze. Ogni sei mesi il Politecnico effettua rilevazioni di precisione per verificare la staticità con 120 punti di rilevazione. Una piccola lesione può significare mesi di lavoro. Ci sono punti difficilissimi da raggiungere e mi domando come abbiano fatto a costruire un simile edificio: resto ammirato per le soluzioni ardite escogitate oltre 600 anni fa». Pisa. Per la Torre restauro 200 nuovi proiettori lungo sette secoli illuminano i mosaici «Una visione spettacolare»; così si è espresso il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, intervenendo lo scorso 21 maggio all'inaugurazione del restauro materico (della materia, ovvero dei rivestimenti esterni ed interni) della Torre pendente, alla presenza del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, dell'arcivescovo, Giovanni Paolo Benotto e del presidente dell'Opera Primaziale Pisana, Pierfrancesco Pacini. L'inaugurazione del restauro ha segnato la conclusione di 20 anni di lavori e la città di Pisa ha potuto nuovamente ammirare la propria Torre in tutto il suo antico splendore. In verità il restauro della Torre aveva avuto inizio già alla fine del Trecento, quando si dovettero sostituire 4 colonne ed è proseguito senza soluzione di continuità sino ai giorni nostri. Il restauro appena concluso - voluto, coordinato e sostenuto dall'Opera Primaziale Pisana - era iniziato con il consolidamento statico che aveva permesso alla Torre di raddrizzarsi di circa 40 centimetri. Il restauro è stato seguito dall'architetto Gisella Capponi, direttrice dell'Istituto superiore per il Restauro. Un lavoro minuzioso, durato quasi nove anni, che ha richiesto 11 sistemi di pulitura, 5 prodotti per il consolidamento,18 tipi di malta per la stuccatura, trattamenti specifici per i metalli, per la rimozione di gomme e scritte e l'uso del laser. I lavori continuano e guardano ora all'intera Piazza. Monreale. Il Duomo di Monreale, in provincia di Palermo, è stato fondato nel 1172 per volere del giovane re siculo-normanno Guglielmo II d'Altavilla ed è dedicato a Santa Maria Nuova. Al suo interno milioni di tessere, incastonate sul fondale dorato, compongono una splendida serie di mosaici realizzati tra il XII e il XIII secolo da artigiani locali e veneziani, formatisi alla scuola bizantina. Sono quasi 7.000 metri quadrati raffiguranti episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento: spicca tra tutti il celeberrimo Cristo Pantocratore. Splendori che un fatiscente e pericoloso impianto d'illuminazione rendeva difficile ammirare. La Fabbriceria decise, nel 2005, di rinnovare e di mettere in sicurezza l'impianto e si prodigò anche per trovare sponsorizzazioni. Anche la Cei ha contribuito alla realizzazione di questo progetto con circa 60mila euro provenienti dall'8 per mille. I light designers hanno dovuto coniugare l'esigenza di valorizzare i tesori della cattedrale e il raccoglimento dei fedeli. Con l'illuminazione si sono anche volute sottolineare le valenze simboliche, gli elementi della struttura liturgica e quelli culturali e architettonici. I lavori per il nuovo impianto d'illuminazione sono durati quasi 4 anni. Oggi quasi 200 nuovi proiettori a basso consumo energetico illuminano gli interni della cattedrale, facendone scoprire dettagli rimasti nascosti per secoli.
Avvenire
3 Novembre 2011
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Cattedrali. Le fabbricerie oggi botteghe artigiane di fede e bellezza
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Paola Scarsi
Avvenire
Artista / Persona
Bene culturale
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